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Coronavirus e il “costo della non-Europa”

Nei primi giorni di maggio, l’European Parliamentary Research Service (EPRS) ha emesso un interessante documento sul “costo della non Europa”. L'obiettivo di questo documento è quello di indagare il costo economico, in termini di PIL, di un potenziale smantellamento del progetto UE, a partire dal mercato unico.

Nel documento sono stati analizzati due concetti complementari:

  • "Valore aggiunto europeo”: cerca di identificare il beneficio collettivo derivante dall'intraprendere un'azione politica a livello europeo in un particolare campo.
  • "Costo della non Europa" che indica il guadagno collettivo a cui si rinuncia non riuscendo ad agire.

Il documento procede con un’analisi generale e le indicazioni e le stime in alcuni campi specifici di azione dell’Unione Europea.

1.ANALISI GENERALE

L’EPRS ha analizzato 50 aree politiche (con le relative lacune e barriere) e ha indicato i potenziali guadagni complessivi da una serie di azioni sostenute dal Parlamento europeo per l'economia europea fino a 2,2 trilioni di euro all'anno, pari a circa il 14% del PIL totale dell'UE (2017), dopo un periodo di rodaggio fino a dieci anni.

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Recovery Plan: next generation eu

Il 27 maggio la Commissione Europea ha proposto un bilancio rafforzato con cui vuole far fronte alle conseguenze della pandemia del Covid-19 su un piano economico e sociale, perseguendo le due direttrici della digitalizzazione e della sostenibilità, proteggendo posti di lavoro e creandone di nuovi. Due i perni di questa proposta:

  • Next Generation EU, uno strumento di emergenza del valore di 750 miliardi di € che potenzierà temporaneamente la capacità finanziaria del bilancio dell'UE grazie a fondi raccolti sui mercati finanziari. Attraverso alcuni programmi dell'UE, serviranno a rendere efficaci le misure urgenti per l’economia europea;
  • un Quadro Finanziario Pluriennale (il QFP, il bilancio dell’Unione Europea) rinforzato per il 2021-2027, che dovrebbe ammontare a 1100 miliardi di €, dotando l'Unione di un bilancio a lungo termine che le consenta di promuovere la transizione verde e digitale e costruire un'economia più equa e resiliente.

Queste risorse si aggiungono ai 540 miliardi messi in campo dall’Unione con:

  • Il programma SURE, lo strumento di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione per l’emergenza sanitaria, che fornirà assistenza finanziaria per circa 100 miliardi di € sotto forma di prestiti concessi dall’UE agli Stati membri.
  • Il fondo di garanzia di 25 miliardi di € della Banca Europea degli Investimenti che ha mobilitato diversi finanziamenti, attorno ai 200 miliardi.
  • L’intervento del MES, che garantisce risorse per spese sanitarie dirette e indirette, con il Pandemic Crisis Support.
Si tratta di “Una risposta senza precedenti, ad un crisi precedenti”, per citare il Commissario Gentiloni.

NEXT GENERATION EU E I SUOI PILASTRI

Il piano Next Generation EU si fonda sull’obiettivo cardine di investire in un’Europa verde, digitale e resiliente e si articola in tre pilastri.

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L’Europa è il nostro futuro

Il documento proposto dagli europarlamentari dem ai candidati alla  segreteria e presentato durante la Convenzione nazionale del Partito democratico.
 
Come ogni altro Paese europeo, l’Italia senza l’Europa sarebbe più debole, esposta e alla mercé delle nuove grandi potenze protagoniste del mondo di oggi; così in movimento e conflittuale.
 
L’Europa ha garantito dalla Seconda guerra mondiale la pace e ha difeso e sviluppato il nucleo più vitale della sua civiltà; che per tanti secoli ha prodotto pensiero, cultura, arte, valori e la fiducia nelle capacità delle singole persone di progettare il futuro e di migliorare la propria esistenza. L’Europa, tra liberismo e comunismo storicamente realizzato, ha costruito un modello sociale ispirato alla sintesi tra libertà e giustizia. Ha rappresentato con il suo compromesso sociale un approdo positivo ed un esempio per tanta parte dell’umanità.
 
A Londra, in Ungheria, in Polonia, nei Paesi al di fuori dell’Unione, ovunque vengano calpestati i diritti, le giovani generazioni hanno alzato la bandiera europea.
 
Erano giovani Antonio Megalizzi e Barto Pedro Orent-Niedzielski europeisti convinti caduti nell’attentato di Strasburgo.
Era giovane Valeria Solesin, ricercatrice alla Sorbona, uccisa nella strage del Bataclan. Era europeista Pawel Adamowicz, il tanto amato sindaco di Danzica barbaramente ucciso, che si batteva contro il governo nazionalista della Polonia.
Non dobbiamo tradire questa nuova generazione che si sente cittadina europea, non dobbiamo tradire le sue aspettative.

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European Child Guarantee

"Vi chiedo di condividere questa cartolina di Natale che promuove la European Child Guarantee, una iniziativa dei Gruppo dei Socialisti e Democratici per porre fine alla povertà infantile. Combattere le diseguaglianze, la povertà e l'ingiustizia sociale è sempre stato al centro delle priorità del nostro Gruppo. In Europa, un bambino su quattro è a rischio di povertà o esclusione sociale. 
 
La povertà priva i bambini di condizioni di vita dignitose, opportunità di istruzione, accesso a un'alimentazione sana e all'assistenza sanitaria. Tutto questo comporta nel tempo a un maggiore rischio di disoccupazione, povertà intergenerazionale, malnutrizione, malattia, abbandono scolastico e esclusione sociale.

Se questa situazione non viene affrontata e corretta attraverso un'azione politica incisiva, rischiamo di precludere il futuro a larga parte della prossima generazione. Ecco perché nel 2014 il Gruppo dei Socialisti e Democratici ha lanciato l'iniziativa European Child Guarantee per porre fine alla povertà dei bambini.

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