il Punto

Un certificato Covid digitale per promuovere e facilitare la libera circolazione nell’Ue

Il 1 luglio 2021 è entrato in vigore il Certificato Covid digitale dell’Ue, uno strumento che incontra l’esigenza delle cittadine e dei cittadini europei di muoversi liberamente e in sicurezza in questo periodo storico così complesso, dovuto alla pandemia, e che individua un insieme di regole comuni a tutti gli Stati membri nell’ambito della revoca graduale e coordinata delle restrizioni alla libertà di circolazione.

Questo certificato è, a tutti gli effetti, un diritto di ciascun cittadino.

L’obiettivo, infatti, è proprio quello di facilitare gli spostamenti delle persone in una fase dell’emergenza sanitaria in cui, gradualmente, si torna a viaggiare e a riprendere le proprie abitudini. Quindi, da una parte, vi è la necessità di garantire l'esercizio del diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio dei Paesi europei, dall’altra quella di definire una strategia efficace, coordinata e trasparente per arginare la diffusione dell’epidemia e, perciò, tutelare la salute pubblica.

All’interno di questo quadro, è opportuno precisare che il Regolamento (UE) 2021/954 si riferisce anche ai cittadini di Paesi terzi che soggiornano o risiedono regolarmente all’interno dello spazio Schengen.

Ma passiamo agli aspetti pratici. Il Certificato Covid digitale dell’Ue comprende a sua volta tre tipi di certificati, che vengono rilasciati gratuitamente in formato digitale o cartaceo: quello di vaccinazione, quello di un test negativo e quello di guarigione dal Covid-19.

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L'Europa dei senzatetto

Si calcola che nei Paesi Ue le persone senza fissa dimora siano 700mila, mentre in Italia, all’inizio del 2020, si contavano circa 50mila senzatetto, ma trattandosi della forma più estrema di esclusione sociale anche i dati sono incompleti e difficili da aggiornare.

Le città fanno da sfondo a una condizione di grave precarietà che oggi è complicata dal coprifuoco e dalle chiusure che contribuiscono all’isolamento e all’abbandono di chi vive per strada. Anche l’assistenza sanitaria è un miraggio per chi, di norma, è escluso da ogni forma di servizio sociale.
  • Il numero di senzatetto nell’UE negli ultimi 10 anni è aumentato del 70%.
  • Il fenomeno dei senzatetto è una delle forme più gravi di povertà, causato da una combinazione di fattori strutturali, istituzionali e personali.
  • I Paesi UE dovrebbero depenalizzare il fenomeno e fornire pari accesso ai servizi pubblici come l'assistenza sanitaria, l'istruzione e i servizi sociali.

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Coronavirus - Global Response

La Commissione ha lanciato diverse azioni specifiche di ricerca e innovazione attraverso Horizon 2020 dall'inizio dell'attuale crisi. Queste azioni riguardano l'epidemiologia, la preparazione e la risposta alle epidemie, lo sviluppo di diagnostica, trattamenti e vaccini, nonché le infrastrutture e le risorse che permettono queste attività di R&I. Al fine di accelerare lo sviluppo di vaccini, nuovi trattamenti, test diagnostici e rafforzare i sistemi medici nella lotta contro il coronavirus, è importante intensificare ulteriormente la mobilitazione di fondi nell'ambito di Horizon 2020 per contribuire alla maratona di impegno Global Response lanciata il 4 maggio 2020.

La tabella seguente fornisce una panoramica completa di tutti i fondi stanziati e pianificati disponibili nell'ambito di Horizon 2020 per contribuire alla maratona di impegno del Coronavirus Global Response. In totale, 1 miliardo di euro è impegnato nell'ambito di Horizon 2020.

Per contribuire a raggiungere gli obiettivi della risposta globale del Coronavirus, sarà mobilitato 1 miliardo di euro nell'ambito del programma faro dell'UE per la ricerca e l'innovazione, Horizon 2020.

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COVID-19: Roadmap europea per un'uscita comune dal contenimento

La Commissione, ha presentato una tabella di marcia europea per eliminare gradualmente le misure di contenimento dovute alla diffusione del Coronavirus. Le misure sono state efficaci tuttavia, è innegabile che le persone e la nostra economia stanno pagando un costo drammatico e bisogna mettere a punto un piano di rientro graduale verso condizioni di vita e di lavoro meno restrittive.

Tre criteri principali dovrebbero essere considerati per valutare se è giunto il momento di iniziare a rilassare il confinamento: 1) un criterio epidemiologico che dimostri che la diffusione della malattia è diminuita significativamente per un periodo di tempo prolungato; 2) una sufficiente capacità del sistema sanitario, ad esempio in termini di tasso di occupazione delle unità di terapia intensiva, un numero adeguato di letti d'ospedale, l'accesso ai prodotti farmaceutici necessari nelle unità di terapia intensiva, etc; 3) una sufficiente capacità di monitoraggio, compresa la capacità di test su larga scala per individuare e monitorare la diffusione del virus, combinata con la tracciabilità dei contatti e la capacità di quarantena in caso di ricomparsa e di ulteriore diffusione delle infezioni.

Dunque, la tabella di marcia della Commissione può servire proprio a dare una cornice comune di collaborazione, monitoraggio e solidarietà, con raccomandazioni concrete per quegli Stati che si apprestano a entrare nella cosiddetta "Fase 2". Un quadro operativo comune dovrebbe rispettare tre principi fondamentali: 1) L'azione deve essere basata sulla scienza e avere al centro la salute pubblica; 2) L'azione deve essere coordinata tra gli Stati membri: Gli Stati membri sono invitati a nominare singoli punti di contatto per la Commissione europea e i paesi vicini, idealmente come parte di una struttura operativa simile a una Task Force. Una rete europea di tali punti di contatto monitorerà e scambierà informazioni nelle settimane e nei mesi a venire al fine di adattare la risposta alla diffusione del virus e all'impatto nella fase di transizione; 3) Il rispetto e la solidarietà tra gli Stati membri rimane essenziale.

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L'Europa ha battuto un colpo forte!

Si è messa in moto con fatica, ma il colpo che ha battuto è forte! Si è messa in moto con fatica, ma il colpo che ha battuto è forte! 

Forse la crisi, la paura e lo stato di necessità faranno fare ciò che non si è fatto prima:
  1. Un piano di acquisti della BCE di 750 miliardi, che in realtà è di 1120 miliardi, se si sommano ai 120 di giovedì scorso e ai 250 già previsti per questo anno. Ciò per sostenere imprese lavoratori e famiglie. Ci sono due novità: a) la previsione che gli acquisti possano essere selettivi (ad esempio solo per l’Italia) e non solo pro rata, cioè un tot per ogni paese e b) le banche che prenderanno questi prestiti avranno meno vincoli di capitalizzazione e perciò questo credito dovrà senza intoppi e “scuse” arrivare al destinatario;

  2. Una apertura, ormai, secondo me, irrevocabile, a strumenti nuovi come gli EUROBOND che permetteranno di finanziare gli interventi degli Stati, anche in deficit, con emissioni di titoli di debito, coperti da garanzia comune europea. Che siano Eurobond per iniziative a tutto campo o, per ora, CORONABOND, è comunque importante che passino queste proposte, a lungo invano sostenute da tanti illuminati europeisti, uno per tutti Romano Prodi;

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