• IL PUNTO

    IL PUNTO

L'Europa ha battuto un colpo forte!

Si è messa in moto con fatica, ma il colpo che ha battuto è forte! Si è messa in moto con fatica, ma il colpo che ha battuto è forte! 

Forse la crisi, la paura e lo stato di necessità faranno fare ciò che non si è fatto prima:
  1. Un piano di acquisti della BCE di 750 miliardi, che in realtà è di 1120 miliardi, se si sommano ai 120 di giovedì scorso e ai 250 già previsti per questo anno. Ciò per sostenere imprese lavoratori e famiglie. Ci sono due novità: a) la previsione che gli acquisti possano essere selettivi (ad esempio solo per l’Italia) e non solo pro rata, cioè un tot per ogni paese e b) le banche che prenderanno questi prestiti avranno meno vincoli di capitalizzazione e perciò questo credito dovrà senza intoppi e “scuse” arrivare al destinatario;

  2. Una apertura, ormai, secondo me, irrevocabile, a strumenti nuovi come gli EUROBOND che permetteranno di finanziare gli interventi degli Stati, anche in deficit, con emissioni di titoli di debito, coperti da garanzia comune europea. Che siano Eurobond per iniziative a tutto campo o, per ora, CORONABOND, è comunque importante che passino queste proposte, a lungo invano sostenute da tanti illuminati europeisti, uno per tutti Romano Prodi;

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Coronavirus: in Europa si deve cambiare. Le proposte degli eurodeputati PD per agire ora

La diffusione del Coronavirus nel nostro continente sta procedendo a un ritmo allarmante, e giorno dopo giorno aumentano i pericoli per i cittadini e i danni ai sistemi produttivi. In Europa serve un netto cambio di passo: per questo, come eurodeputati del Partito Democratico abbiamo avanzato al Commissario Gentiloni e al Governo italiano un documento con una serie di proposte da adottare a livello europeoper contrastare la diffusione della CoViD-19 e i suoi effetti negativi. Intendiamo metterle a disposizione degli europarlamentari di tutte le forze politiche, sperando possano condividerle e supportarle con noi in ogni sede politica e istituzionale. L’Unione Europea non può stare alla finestra: deve agire mettendo in campo un impegno mai visto prima per rispondere all’emergenza rapidamente e con azioni straordinarie”. 

Oggi  sul fronte sanitario è fondamentale per l’UE e i suoi Stati membri aumentare i fondi per gestire l’emergenza, definire strategie e linee di intervento comune, creare una centrale d’acquisto europea per reperire e smistare i materiali necessari alla prevenzione e alle cure e istituire un Consorzio Europeo di Ricerca sul vaccino per CoViD-19. Ma occorre anche prevedere misure di sostegno all’occupazione e all’economia, massimizzare l’impiego degli spazi fiscali attualmente disponibili nei bilanci di ciascun Paese, impedire il blocco delle merci pur garantendo controlli sanitari, attivare un’indennità europea per i lavoratori, prevedere particolare sostegno per i soggetti più fragili, mobilitare risorse con il Fondo Europeo di Solidarietà e con il Meccanismo di Protezione Civile. È tempo agire velocemente facendo sentire l’azione dell’Europa in un momento drammatico.”

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A che punto è la storia infinita e contorta della Brexit?

Niente “no deal”. Con una larghissima maggioranza (544 a favore, 126 contrari e 38 astenuti) il Parlamento europeo ha ribadito il suo sostegno a una Brexit “ordinata”, secondo l’accordo di recesso sottoscritto da tutti i Governi dell’Unione e da quello di Theresa May, tuttavia respinto tre volte dal Parlamento britannico, e perciò non ancora in vigore.

La nostra non è una pura questione di principio, perché quell’accordo contiene punti fondamentali, come la salvaguardia dei diritti dei cittadini europei e britannici che vivono sulle due sponde della Manica e il cosiddetto “backstop”, che impedirà il ritorno a una frontiera fisica in Irlanda così da rispettare l’accordo di pace del Venerdì Santo che mise fine a decenni di attentati e morti. E poi il mantenimento nella legislazione britannica degli standard europei in materia di lavoro, ambiente, protezione sociale e salute, anche per evitare una concorrenza al ribasso da parte del Regno Unito che colpirebbe le imprese e i posti di lavoro europei.

Per arrivare a un’uscita ordinata, il Parlamento ha confermato la disponibilità a valutare una proroga della data di recesso ora fissata al 31 ottobre, se la prossima riunione del Consiglio europeo dedicata a trovare una soluzione, prevista per il 17 ottobre, non darà un esito positivo.

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La procedura d’infrazione UE e le vere sanzioni agli operai

Lo avevamo detto ed è successo: ieri la Commissione europea messo nero su bianco il fallimento economico delle politiche della maggioranza giallo-verde e ha proposto l'apertura di una procedura di infrazione per debito eccessivo che ora toccherà al Consiglio approvare entro circa un mese.

Il Paese dei sonnambuli

Com'è già successo in autunno, una parte della classe politica e dell'opinione pubblica italiana fatica ad interpretare correttamente questi passaggi e a comprenderne le conseguenze disastrose. In fin dei conti, si dicono in molti, è dallo scorso autunno che la Commissione europea minaccia procedure di infrazione e ancora non è successo niente: per la vera e propria apertura della procedura c'è ancora un mese (un'eternità per la politica da social istantanei delle forze politiche al Governo) e nella storia dell'UE non si è mai arrivati a far pagare le sanzioni a un Paese per questo tipo di procedure di infrazione.

Del resto lo stesso commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, ieri in conferenza stampa ha scandito in italiano “la mia porta resta aperta”. Insomma, in Italia molti si illudono che poi finirà a tarallucci e vino e che oggi quindi non ci sia molto da preoccuparsi. Le cose però sono molto diverse. Quello che è successo ieri ha conseguenze concrete già ora e continuiamo ad andare verso il baratro senza rendercene conto. L'Italia del Governo giallo-verde è un Paese di sonnambuli.

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