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Il ruolo dell’Unione europea nella ricerca sul Covid-19

La newsletter degli Eurodeputati PD - Maggio 2020Oggi, grazie agli investimenti fatti in passato e a quelli programmati per il futuro, la Commissione europea ha i mezzi per fare la differenza nella lotta contro il coronavirus che ha messo sotto scacco il pianeta.

Senza una ricerca solida, ben finanziata e veramente europea non c’è sicurezza, non c’è salute e non c’è benessere né competitività economica. Ora, con l’emergenza del Covid-19, è finalmente chiaro a tutti.

Fino a qualche anno fa invece eravamo in pochi a insistere a Bruxelles per assegnare fondi sostanziosi alla ricerca. Come vicepresidente riconfermata della commissione Industria, Ricerca ed Energia ho lavorato per aumentare la dotazione del nuovo programma europeo per la ricerca, Horizon Europe, che per il periodo di bilancio 2021-2027 avrà un budget di 80 miliardi di euro, un record per la storia europea, anche se non era quello che chiedevo insieme ai colleghi del Gruppo S&D.
Oggi, grazie agli investimenti fatti in passato e a quelli programmati per il futuro, la Commissione europea ha i mezzi per fare la differenza nella lotta contro il coronavirus che ha messo sotto scacco il pianeta.

Il mese scorso la Commissione europea ha offerto fino a 80 milioni di euro di sostegno finanziario all’azienda tedesca CureVac per accelerare lo sviluppo e il vaccino contro il virus Sars-Cov-2, quello che provoca la malattia Covid-19 con i suoi devastanti effetti sui polmoni. Nei giorni seguenti l’Ue ha rapidamente mobilitato 48,2 milioni di euro per 18 progetti di ricerca selezionati che attualmente si occupano di test diagnostici rapidi da eseguirsi presso i punti di assistenza, nuovi trattamenti, nuovi vaccini, come pure di studi epidemiologici e modellizzazione per migliorare la preparazione e la capacità di reazione alle pandemie. Ai progetti partecipano 151 gruppi di ricerca di tutto il mondo.

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La newsletter degli Eurodeputati PD – Ottobre 2019

Il 3 luglio di quest’anno ha preso avvio la IX legislatura del Parlamento europeo. Le sfide per migliorare la vita dei cittadini europei sono tante e complesse e le soluzioni certamente poco immediate, ma è a questo che serve la buona politica. 

Ci sono dei punti fermi e delle linee di attività sui quali mi concentrerò: l’uguaglianza sostenibile - che tiene insieme equità, sviluppo e ambiente, Europa sociale - perché senza un bilanciamento del pilastro economico bancario europeo l’Europa perde il suo senso, economia sociale - che riconosce i soggetti del Terzo settore e li rende parte attiva e agente di cambiamento dell’Europa, l’innovazione - come driver dello sviluppo. Il mio lavoro in seno al Parlamento ricomincia all’insegna della continuità.

Sono stata eletta Vice Presidente della Commissione Industria, Ricerca ed Energia (ITRE) e sono componente della Commissione Sviluppo (cooperazione internazionale). Sono membro della Delegazione per la cooperazione settentrionale per le relazioni con la Svizzera, e della Delegazione all’Assemblea parlamentare eurolatino americana.

Sto ricostruendo l’Intergruppo Economia sociale e parteciperò all’Integruppo Diritti dei Minori, all’Intergruppo per gli Investimenti a lungo termine, l’Intergruppo Cancro, l’Intergruppo per il Sahara occidentale, l’intergruppo Volontariato. Il riconoscimento, la difesa e la valorizzazione di una vera economia sociale resta uno dei miei obiettivi principali.

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La newsletter degli Eurodeputati PD – Aprile 2019

Questa settimana a Strasburgo si è tenuta l’ultima sessione plenaria della legislatura. Abbiamo approvato normative importanti come quella che impone standard minimi per i lavoratori della cosiddetta “gig economy”, tra cui i rider che consegnano le pizze, il nuovo piano UE per gli investimenti, che raddoppia le cifre di uno dei nostri maggiori successi, e il rafforzamento della Guardia costiera europea che entro il 2027 arriverà a 10 mila effettivi.

Questa settimana però è stata anche il momento degli scatoloni per svuotare gli uffici, degli addii, per salutare i colleghi, e dei bilanci. In questa legislatura abbiamo ottenuto molti risultati concreti, ma per arrivare all’Unione europea che vogliamo e a un’Unione europea che sia in grado di rispondere pienamente alle aspettative e alle esigenze dei cittadini resta ancora molto lavoro da fare. Molte delle cose ottenute infatti sono importanti perché hanno segnato un primo passo, un’inversione di tendenza, rispetto al business as usual della vita comunitaria.

Penso alla flessibilità strappata ai difensori dell’austerità, o al piano degli investimenti, ottenuto contro il volere di chi pensa che l’Ue debba limitarsi a dare regole. Si tratta di primi passi importanti a cui però ora bisogna far seguire delle riforme profonde. 
Da un punto di vista politico il Partito Democratico ha una missione da compiere, oltre a quella di difendere le conquiste dell’integrazione di fronte all’avanzata dei sovranisti: dobbiamo spostare a sinistra il baricentro dell’Unione europea.

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La newsletter degli Eurodeputati PD - Sessione plenaria 25-28 Marzo 2019

L'editoriale di Patrizia Toia (Sessione plenaria 25-28 marzo 2019) - Chi lo avrebbe detto: l’Unione europea non solo non è morta, come avevano pronosticato con assoluta certezza tanti euroscettici, ma è diventata oramai il punto di riferimento globale nella giurisdizione sulle nuove tecnologie. Sì, proprio la vecchia Europa, quella che secondo la propaganda è fatta da euroburocrati in giacca e cravatta che discettano di regole rigide e fuori dal mondo, mentre nella Silicon Valley giovani illuminati in maglietta e scarpe da ginnastica si inventano il futuro giocando a ping pong in ufficio.

E’ questa l’idea di fondo, radicata nelle coscienze di molti cittadini europei disinformati, su cui hanno fatto leva i colossi del web per cercare di fermare la direttiva sul copyright che invece abbiamo approvato in via definitiva in questa sessione plenaria. Più che dagli argomenti razionali o dalle fake news, alcuni giovani si sono fatti fuorviare da un’idea dell’Europa e del resto del mondo sbagliata. Purtroppo questa è un’idea che in parte è diffusa anche tra chi si dice europeista, ma non perde occasione di ripetere che l’Unione europea com’è ora è tutta sbagliata e da rifare. Eppure ci sono diverse materie su cui basta informarsi un po’ capire come stanno veramente le cose.

Della leadership globale dell’Ue sull’ambiente e sul clima abbiamo parlato due settimane fa, quando a Strasburgo abbiamo approvato la strategia per arrivare a zero emissioni nel 2050 e poi alcuni governi nazionali, tra cui quello italiano, hanno affossato la proposta. Dopo l’accordo sul clima di Parigi nel 2015 qualcuno fuori da Bruxelles ha iniziato ad accorgersi che l’Unione europea ha un ruolo da giocare nel mondo. Anche se in Italia pochi sanno, ad esempio, che una delle legislazioni più importanti dell’Ue, usata come punto di riferimento in tutto il mondo, la normativa sulla chimica REACH, è stata fatta dall’eurodeputato Pd Guido Sacconi.

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