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La newsletter degli Eurodeputati PD – Aprile 2019

Questa settimana a Strasburgo si è tenuta l’ultima sessione plenaria della legislatura. Abbiamo approvato normative importanti come quella che impone standard minimi per i lavoratori della cosiddetta “gig economy”, tra cui i rider che consegnano le pizze, il nuovo piano UE per gli investimenti, che raddoppia le cifre di uno dei nostri maggiori successi, e il rafforzamento della Guardia costiera europea che entro il 2027 arriverà a 10 mila effettivi.

Questa settimana però è stata anche il momento degli scatoloni per svuotare gli uffici, degli addii, per salutare i colleghi, e dei bilanci. In questa legislatura abbiamo ottenuto molti risultati concreti, ma per arrivare all’Unione europea che vogliamo e a un’Unione europea che sia in grado di rispondere pienamente alle aspettative e alle esigenze dei cittadini resta ancora molto lavoro da fare. Molte delle cose ottenute infatti sono importanti perché hanno segnato un primo passo, un’inversione di tendenza, rispetto al business as usual della vita comunitaria.

Penso alla flessibilità strappata ai difensori dell’austerità, o al piano degli investimenti, ottenuto contro il volere di chi pensa che l’Ue debba limitarsi a dare regole. Si tratta di primi passi importanti a cui però ora bisogna far seguire delle riforme profonde. 
Da un punto di vista politico il Partito Democratico ha una missione da compiere, oltre a quella di difendere le conquiste dell’integrazione di fronte all’avanzata dei sovranisti: dobbiamo spostare a sinistra il baricentro dell’Unione europea.

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La newsletter degli Eurodeputati PD - Sessione plenaria 25-28 Marzo 2019

L'editoriale di Patrizia Toia (Sessione plenaria 25-28 marzo 2019) - Chi lo avrebbe detto: l’Unione europea non solo non è morta, come avevano pronosticato con assoluta certezza tanti euroscettici, ma è diventata oramai il punto di riferimento globale nella giurisdizione sulle nuove tecnologie. Sì, proprio la vecchia Europa, quella che secondo la propaganda è fatta da euroburocrati in giacca e cravatta che discettano di regole rigide e fuori dal mondo, mentre nella Silicon Valley giovani illuminati in maglietta e scarpe da ginnastica si inventano il futuro giocando a ping pong in ufficio.

E’ questa l’idea di fondo, radicata nelle coscienze di molti cittadini europei disinformati, su cui hanno fatto leva i colossi del web per cercare di fermare la direttiva sul copyright che invece abbiamo approvato in via definitiva in questa sessione plenaria. Più che dagli argomenti razionali o dalle fake news, alcuni giovani si sono fatti fuorviare da un’idea dell’Europa e del resto del mondo sbagliata. Purtroppo questa è un’idea che in parte è diffusa anche tra chi si dice europeista, ma non perde occasione di ripetere che l’Unione europea com’è ora è tutta sbagliata e da rifare. Eppure ci sono diverse materie su cui basta informarsi un po’ capire come stanno veramente le cose.

Della leadership globale dell’Ue sull’ambiente e sul clima abbiamo parlato due settimane fa, quando a Strasburgo abbiamo approvato la strategia per arrivare a zero emissioni nel 2050 e poi alcuni governi nazionali, tra cui quello italiano, hanno affossato la proposta. Dopo l’accordo sul clima di Parigi nel 2015 qualcuno fuori da Bruxelles ha iniziato ad accorgersi che l’Unione europea ha un ruolo da giocare nel mondo. Anche se in Italia pochi sanno, ad esempio, che una delle legislazioni più importanti dell’Ue, usata come punto di riferimento in tutto il mondo, la normativa sulla chimica REACH, è stata fatta dall’eurodeputato Pd Guido Sacconi.

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La newsletter degli Eurodeputati PD - Marzo 2019

L'editoriale di Patrizia Toia (marzo 2019) - Il tempo dei compromessi al ribasso sull’ambiente è finito. Una nuova generazione è scesa in piazza per salvare la Terra dal cambiamento climatico. Sono giovani, sono ambiziosi e non conoscono confini. Altro che onda sovranista e ripiegamento nelle identità nazionali !

Con buona pace di tanti commentatori, la politica europea non sarà sconvolta da un drappello di partiti di estrema destra destinati a essere solo una minoranza rumorosa, ma da una nuova generazione di giovani che hanno problemi ben più urgenti della rivendicazione del primato dei piatti tipici della propria regione. Si tratta di una novità benvenuta per noi eurodeputati Pd, per noi progressisti ed europeisti e per tutti quelli che come noi in questi anni hanno lottato nella convinzione che problemi sovranazionali hanno bisogno di risposte sovranazionali e che non c’è benessere senza una transizione rapida verso un’economia sostenibile.

La politica però non può limitarsi alla protesta, ma deve tradurla in scelte concrete, in testi e norme vincolanti che possano fare la differenza. Per questo giovedì, ventiquattr’ore prima di scendere in piazza a manifestare insieme agli studenti per obiettivi più ambiziosi nella lotta al cambiamento climatico, a Strasburgo ho votato anch’io, insieme ai colleghi del Pd e del Gruppo dei Socialisti e Democratici, la risoluzione del Parlamento europeo per chiedere un Piano dell’Ue a lungo termine per la riduzione delle emissioni di Co2. Vogliamo accelerare la riduzione delle emissioni prevista per il 2030 e vogliamo avere la certezza di arrivare all’impatto zero entro il 2050.

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La newsletter degli Eurodeputati PD - Febbraio 2019

L'editoriale di Patrizia Toia (febbraio 2019) - Il dibattito a Strasburgo con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha sollevato un polverone di polemiche, ma alcune cose fondamentali sono passate inosservate sulle critiche degli eurodeputati. No, non sono stati “attacchi scomposti” all’Italia, ma una risposta stizzita da parte dei colleghi degli altri Paesi a una presa in giro del Parlamento europeo non degna di un grande Paese fondatore dell’Ue. Capisco l’orgoglio ferito di tanti in Italia perché a nessuno, e nemmeno a me, fa piacere vedere il proprio capo del Governo umiliato in quel modo, ma questo sentimento deve farci aprire gli occhi su chi mandiamo a rappresentarci in Europa e nel mondo, non accecarci ancora di più.
 
Sulla vicenda di Conte a Strasburgo è ora di dire le cose come stanno, perché quello che è stato raccontato in Italia è molto distante da quello che è stato vissuto nell’aula della plenaria. Non so se è colpa della nuova televisione pubblica a guida sovranista. Perché è stata una presa in giro? Perché il premier è venuto a Strasburgo a fare un’esibizione retorica di europeismo altisonante, mentre tutti conoscono le tesi delle forze che lo sostengono, e a spacciare per grandi “novità” delle misure che abbiamo proposto e approvato con il voto sempre contrario delle forze oggi al governo. E’ questa la contraddizione che ha indignato i parlamentari europei.
 
Fa un certo effetto sentire Conte definire un “impulso prezioso” il Piano Juncker degli investimenti se sei un eurodeputato che ha speso gli ultimi cinque anni in riunioni interminabili per definire obiettivi e risorse del Piano e sei già indignato per il voto sempre contrario degli eurodeputati grillini e leghisti.

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