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La Nuova strategia forestale dell’Ue per il 2030: un’azione concreta per proteggere la nostra salute e l’ambiente

All’interno dell’ambito del Green Deal europeo, l’ambizioso pacchetto di politiche che punta a raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050, la Commissione Europea ha presentato il piano della strategia forestale dell’Ue per il 2030.

Un piano ben strutturato, che mette al centro il ruolo delle foreste nella battaglia contro l’inquinamento e i cambiamenti climatici, incoraggiando la loro protezione, ricostituzione e resilienza, oltre che l’impegno a tutelare la biodiversità.

Le foreste, infatti, sono ecosistemi preziosi che custodiscono una parte essenziale della nostra biodiversità e i loro prodotti contribuiscono a migliorare la nostra salute e il nostro benessere, attraverso la regolazione delle acque, ad esempio, la fornitura di cibo, medicine e materiali, la riduzione e il controllo del rischio di disastri ambientali, oltre che dell’impatto della siccità.

Le foreste e i cambiamenti climatici sono strettamente interconnessi per una ragione molto semplice: se da una parte l’aumento delle temperature, delle precipitazioni e degli eventi metereologici più estremi generano un forte impatto sulle foreste, dall’altra, il legno prodotto reagisce trattenendo e assorbendo il biossido di carbonio, mitigando così le conseguenze più devastanti dei mutamenti del clima. Al contrario, quando si assiste a opere di deforestazione e, in particolare, ad incendi, le foreste diventano fonte di gas serra, alimentando, quindi, l’inquinamento atmosferico.

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La Conferenza sul futuro dell’Europa: un’opportunità per migliorare la vita dei cittadini europei

Ne abbiamo sentito parlare a lungo e ora, finalmente, dopo un anno di attesa, siamo pronti ad accogliere il progetto per un’Europa più forte, inclusiva, innovativa e democratica.

La Conferenza sul futuro dell’Europa, infatti, è un’iniziativa che nasce con un intento ben preciso e ambizioso, quello di promuovere un ampio spazio di discussione e confronto tra le istituzioni e i cittadini per costruire e plasmare insieme le future politiche dell’Ue. È stata inaugurata il 9 maggio 2021, in occasione della Giornata dell’Europa, e terminerà nella primavera del 2022. La sessione plenaria inaugurale si è tenuta il 19 giugno 2021, a Strasburgo, accolta con grande entusiasmo e spirito di partecipazione.

La conferenza è un’occasione che, soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti legati alla pandemia, consente di mobilitare quante più persone possibili per rispondere ai nuovi bisogni di chi vive sul territorio europeo e vuole contribuire al suo miglioramento.

Non a caso, lo slogan scelto per la conferenza, è proprio “il futuro nelle tue mani”, un invito a esprimere e a condividere le proprie idee e proposte sulle prossime sfide che ci attendono, mediante un processo che va “dal basso verso l’alto”, incentrato quindi sui cittadini e sulle loro esigenze, attraverso ampie forme di partecipazione interattiva.

Così come 71 anni fa la nascita del progetto europeo sancì l’inizio di un lungo periodo di pace e prosperità dopo le devastazioni provocate dai due conflitti mondiali, oggi la crisi scatenata dalla pandemia richiede una più forte unità europea e, quindi, un intervento straordinario e congiunto da parte dell’Ue, che ha un ruolo fondamentale nel guidare i cambiamenti futuri.

Nel corso di tutti questi anni sono cambiate tante cose, ma il bagaglio valoriale è rimasto invariato: al contrario di chi ha sempre remato contro questo progetto politico, l’emergenza sanitaria è stata un banco di prova che ha messo in luce un’Europa ancora più solidale, democratica e resiliente.

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La grande sfida dopo la pandemia: ripartire dalle donne

Durante una crisi, molto spesso, i primi diritti ad essere messi in discussione sono quelli dei più deboli, o, meglio, di chi vive già in una posizione svantaggiata. Se la pandemia, infatti, ha stravolto la vita di ciascuno di noi, è evidente che ci sono delle categorie di persone che hanno pagato un prezzo più caro rispetto alle altre. Le donne, in particolare, si sono trovate a gestire la crisi contemporaneamente su più fronti, a partire da quello familiare, economico, sociale e sanitario.

Specialmente in Italia, dove le disparità di genere, soprattutto nel mondo del lavoro, erano già notevoli prima dell’emergenza sanitaria, l’impatto del Covid è stato devastante: i dati Istat rivelano che in tutto il 2020, rispetto ai 444mila occupati in meno registrati nel nostro Paese, oltre il 70% è composto da donne.

Un dato allarmante, che si somma ai contratti precari, ai salari sempre più scarsi, a un carico di lavoro maggiore in termini di cura della casa e della famiglia e, in generale, a un forte grado di instabilità e insicurezza, che porta spesso molte donne a dover rinunciare alla propria carriera.

A livello europeo, grazie a uno studio condotto dalla Commissione FEMM (“Il Covid-19 e il suo impatto economico sulle donne e sulla povertà femminile”, che puoi scaricare direttamente qui), è emerso come la crisi economica scatenata dalla pandemia abbia colpito le donne in maniera diversa rispetto agli uomini, andando a minare molti degli sforzi compiuti fino ad oggi per ridurre le disuguaglianze di genere.

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Coronavirus e il “costo della non-Europa”

Nei primi giorni di maggio, l’European Parliamentary Research Service (EPRS) ha emesso un interessante documento sul “costo della non Europa”. L'obiettivo di questo documento è quello di indagare il costo economico, in termini di PIL, di un potenziale smantellamento del progetto UE, a partire dal mercato unico.

Nel documento sono stati analizzati due concetti complementari:

  • "Valore aggiunto europeo”: cerca di identificare il beneficio collettivo derivante dall'intraprendere un'azione politica a livello europeo in un particolare campo.
  • "Costo della non Europa" che indica il guadagno collettivo a cui si rinuncia non riuscendo ad agire.

Il documento procede con un’analisi generale e le indicazioni e le stime in alcuni campi specifici di azione dell’Unione Europea.

1.ANALISI GENERALE

L’EPRS ha analizzato 50 aree politiche (con le relative lacune e barriere) e ha indicato i potenziali guadagni complessivi da una serie di azioni sostenute dal Parlamento europeo per l'economia europea fino a 2,2 trilioni di euro all'anno, pari a circa il 14% del PIL totale dell'UE (2017), dopo un periodo di rodaggio fino a dieci anni.

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