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La proposta di inserire la violenza di genere fra i crimini dell’Ue è una proposta di civiltà

Con 427 voti a favore, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede di inserire la violenza di genere tra gli eurocrimini, al pari di mafia e terrorismo. Un passo avanti cruciale nella lotta globale contro ogni forma di violenza e discriminazione basata sul genere, specialmente contro donne e ragazze. Un dramma che, purtroppo, ha visto moltiplicare le sue conseguenze durante la pandemia, a causa della convivenza forzata e dell’instabilità socio-economica e che, allo stesso tempo, ha evidenziato una chiara mancanza di fiducia nelle autorità di polizia e nel sistema giudiziario da parte delle sopravvissute. 

In sostanza, con questa proposta, si chiede di attuare politiche mirate per contrastare il fenomeno della violenza di genere, un fenomeno di natura strutturale, pervasiva e di dimensione transfrontaliera, e di introdurre strumenti più efficaci per tutelare le vittime di questa piaga, soprattutto nei paesi più arretrati da questo punto di vista. Basti pensare che ci sono ancora Stati come Ungheria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Lituania, Lettonia e Slovacchia che non hanno ancora ratificato la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne. La strada, insomma, è tutta in salita.

Includere la violenza di genere nella lista dei "crimini dell'UE" consentirebbe di armonizzare le definizioni legali e le pene minime e di avere a disposizione una base comune per combatterla, come già avviene per altri reati, come il traffico di esseri umani, droga e armi, il riciclaggio di denaro, il crimine informatico e il terrorismo.

Ma il punto in questione non riguarda soltanto l’aspetto sociale e culturale che, indubbiamente, assume una valenza centrale in questa battaglia di civiltà. Emerge, infatti, anche una valutazione di tipo economico, che ha evidenziato come l’introduzione della violenza di genere all’interno di una nuova area di reato potrebbe potenzialmente generare benefici dell'ordine di 25 miliardi di euro a breve termine e tra 54,4 e 83,9 miliardi di euro a lungo termine, superando di gran lunga i costi della giustizia penale e gli eventuali costi di attuazione.

È evidente, quindi, che quello di cui abbiamo bisogno oggi, alla luce di un attacco sempre più forte all’uguaglianza di genere e ai diritti delle donne, è un sistema normativo che, oltre a dare una risposta comune e incisiva alla violenza di genere e, in particolare, al femminicidio, sia in grado di garantire misure di prevenzione e di sostegno più efficaci, anche e soprattutto mediante investimenti nell’istruzione e nell’assistenza sanitaria.

Migliorando la prevenzione e le forme di protezione nei riguardi delle vittime di violenza di genere, l'azione dell'UE potrebbe generare benefici significativi per l’intera società.

Per noi del Gruppo S&D l’approvazione di questa risoluzione è già un passo avanti, che riconosce l’impegno da parte dei rappresentanti delle cittadine e dei cittadini europei nel voler portare avanti azioni concrete a sostegno di chi viene discriminato. Siamo solo all’inizio.

Ora, ci aspettiamo che la Commissione e il Consiglio siano all'altezza di questa irrinunciabile sfida.

La violenza contro le donne riguarda uomini e donne insieme, perché bisogna essere uniti in questa battaglia.

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