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Ue: "La Brexit di sabato è una messinscena, Londra non ha ancora un piano per uscire"

BRUXELLES, 30 GENNAIO 2020 - “Nel giorno in cui salutiamo a malincuore i colleghi laburisti del Gruppo dei Socialisti e Democratici è nostro dovere contrastare la propaganda euroscettica e ricordare che quella che vedremo sabato non è la Brexit, ma una messinscena ad uso e consumo degli elettori di Boris Johnson. La Gran Bretagna rinuncia al suo posto al tavolo europeo, ma sarà obbligata a rispettare le decisioni prese a quel tavolo fino al 31 dicembre 2020.

Inoltre, a quattro anni dal referendum sulla Brexit, nessuno sa ancora qual è il piano di Londra per uscire veramente dall’Ue: continuare ad allinearsi alla legislazione europea per avere accesso al mercato unico o essere veramente libera e pagare i dazi? Si tratta di una scelta che per onestà avrebbe dovuto essere sottoposta al giudizio dei cittadini al momento del referendum, non nascosta dietro la confusione di questa Brexit virtuale”.
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Ue: "Su cifre Green Deal dibattito disinformato, è un’occasione per crescita e occupazione"

STRASBURGO, 16 GENNAIO 2020 - “In gioco ci sono 4,8 miliardi di investimenti, non 364 milioni, e la leadership industriale europea e italiana. Il Green Deal presentato dalla Commissione europea e votato dal Parlamento europeo a Strasburgo non è solo una necessità ambientale ma un’occasione imperdibile per l’Europa e l’Italia per rilanciare la crescita e creare occupazione“. Lo ha dichiarato Patrizia Toia, eurodeputata Pd e vicepresidente della commissione Industria all’indomani del voto del Parlamento europeo a Strasburgo che ha dato il via libera alla proposta della Commissione sul Green Deal.

“È allarmante – ha spiegato Toia – constatare il livello di disinformazione e superficialità con cui viene discusso il tema nel dibattito nazionale. Paragonare i contributi dell’Italia all’Ue, da cui sono estrapolati i 900 milioni che andrebbero al Fondo di Transizione, con i circa 364 milioni che l’Italia dovrebbe ricevere è insensato, innanzitutto perché i fondi Ue serviranno a mobilitare 4,8 miliardi e, in secondo luogo, perché l’Italia beneficia da sempre, anche economicamente, dei progressi dell’intera Unione europea. Siamo nel mercato unico europeo e vinciamo perdiamo tutti insieme, nelle battaglie ambientali come in quelle economiche. Se ne facciamo un discorso di contabilità spicciola non avremmo dovuto far parte dell’Ue fin dall’inizio visto che siamo da sempre un Paese contributore netto: in termini contabili diamo più di quanto riceviamo, ma in termini economici abbiamo ottenuto benessere e stabilità economica grazie all’integrazione nel mercato unico più ricco del pianeta.

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Per la formazione dei lavoratori la norma sugli aiuti va ripensata

IL SOLE 24 ORE, 24 DICEMBRE 2019 - L’Unione Europea si trova oggi a dover affrontare sfide sociali senza precedenti. La crisi dell’ultimo decennio ha provocato effetti rilevanti: dalla disoccupazione giovanile alla creazione di situazioni di disagio e rischio povertà in molte parti d’Europa, fino alle difficoltà di gran parte dei lavoratori over 50, i quali – di fronte ai cambiamenti tecnologici degli ultimi anni – rischiano di essere espulsi dal mondo del lavoro.

Le nuove opportunità e le nuove sfide emerse dalla globalizzazione – in particolare con la rivoluzione tecnologica e digitale – hanno inciso sia sull’organizzazione del lavoro che sul tessuto sociale e demografico della società.

Di fatto, è in corso una trasformazione che tocca tutti i Paesi europei e, di conseguenza, risulta necessario prevedere politiche che siano orientate alle tematiche del welfare e della protezione sociale: penso innanzitutto alla necessità di garantire una buona assistenza sanitaria, ma anche all’urgenza di offrire un lavoro sicuro a tutti i cittadini europei.

Riguardo quest’ultimo punto, in particolare, non si può parlare di lavoro sicuro senza parlare di formazione: un diritto europeo all’occupazione – affinché ogni cittadino europeo abbia un lavoro dignitoso – non può prescindere da un diritto europeo alla formazione.

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Ue, “Ricerca” torna nel titolo del portafoglio del Commissario

STRASBURGO, 27 NOVEMBRE 2019 - “E’ con grande gioia che ho ascoltato la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen questa mattina in aula scandire le parole “CULTURA, RICERCA, INNOVAZIONE e EDUCAZIONE” in relazione al portafoglio del commissario Mariya Gabriel. La mancanza della parola “ricerca” nella prima presentazione dei commissari designati aveva giustamente sollevato le proteste del mondo scientifico e accademico, anche attraverso l’iniziativa autorevole della senatrice Elena Cattaneo, che, al varo del nuovo esecutivo comunitario, non vedeva riconosciuta l’importanza di una politica fondamentale per l’Ue come quella della ricerca. 

Una protesta che mi ero incaricata di veicolare alla presidente designata e l’ho fatto con interventi in sede di audizione e con lettere e messaggi fino all’ultimo giorno. Oggi a tutti i ricercatori italiani e europei rivolgo quindi anche il mio personale senso di partecipazione a questo momento chiarificatore del ruolo prioritario che anche la Ricerca, insieme a cultura e innovazione continueranno ad avere nel nostro comune terreno per costruire una vera AREA di RICERCA EUROPEA (ERA). Sono ben consapevole degli sforzi e dell’impegno dei ricercatori e del loro immenso lavoro, non in tutti paesi sufficientemente valorizzato, a beneficio di tutti i cittadini europei”
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