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Migranti. "Bene ripartire con il dossier, ma noi lo cambieremo"

COMUNICATO STAMPA, 23 SETTEMBRE 2020 - “Si riapre un dossier finito a suo tempo su un binario morto per colpa dei paesi sovranisti, quando hanno bloccato, in dirittura d’arrivo, l'ottima riforma del Regolamento di Dublino fatta dal Parlamento europeo. Oggi, con le proposte della Commissione UE, che per noi non sono del tutto soddisfacenti, riprende quota un nuovo negoziato che ha almeno tre punti positivi: la solidarietà obbligatoria per i soccorsi in mare, la ripartizione dei migranti tra i vari Paesi europei (almeno per quanto riguarda la responsabilità e in alcune circostanze) e, terzo, la gestione europea dei rimpatri.

Tuttavia con un Patto per le migrazioni veramente solidale tra i Paesi cambierà la situazione che oggi vede il maggior peso sulle spalle dei paesi di confine, in modo particolare Italia e Grecia. Ho detto che non sono soddisfatta perché la proposta della Commissione è solo un punto di partenza, ma sono certa che noi Socialisti e Democratici in Parlamento Ue, e l'Italia in Consiglio, lavoreremo per renderlo più ambizioso e per rafforzarlo soprattutto relativamente alla obbligatorietà dei ricollocamenti, al rispetto dei diritti umani e alle procedure di frontiera.

Adesso, come allora, quando lavorammo in parlamento sul tema, l'obiettivo è conciliare solidarietà e responsabilità”. E' quanto ha dichiarato Patrizia Toia, eurodeputata Pd e vicepresidente della commissione Industria, Ricerca ed Energia.
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Rete unica, i punti per una realizzazione accurata che porti vero sviluppo

IMMAGINA - EDITORIALE DI PATRIZIA TOIA, VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ITRE

Molte cose si muovono, in questa calda estate, sotto il cielo del digitale e delle Tlc in Italia.

Finalmente si appalesa una strategia e un disegno di insieme, con protagonisti i membri del PD al Governo a partire dal ministro Gualtieri, per far fare un “balzo tecnologico” in avanti al nostro paese, oggi relegato in UE come livello di digitalizzazione o al 25° posto o al massimo al 18°, a seconda degli aspetti considerati.

Una posizione non degna di un paese industrializzato e sviluppato come il nostro, ma soprattutto un divario digitale e una debolezza a partire dalla mancanza di un’infrastruttura digitale adeguata, ben distribuita geograficamente, avanzata, veloce ed efficiente. Questo gap digitale blocca lo sviluppo di nuovi servizi per l’industria, la sanità, la Pubblica amministrazione, la mobilità intelligente e la transizione ecologica, che ha assolutamente bisogno del digitale e, inoltre, impedisce o limita lo sviluppo delle reti di nuova generazione.

Dobbiamo coprire tutto il paese, portando la banda larga e ultra larga non solo alle aree commerciali, ma anche alle zone “bianche” o a fallimento di mercato, dove non c’è domanda a sufficienza per ripagare gli investimenti, e alle aree “grigie” per superare le attuali dannose coperture a macchia di leopardo.

La mancanza in Italia di un’infrastruttura di TV via cavo, che oggi sarebbe convertibile per le telecomunicazioni, rende impossibile il paragone con altri paesi europei che hanno potuto contare e utilizzare un simile asset per creare un sistema di reti concorrenziali.

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Fondi e ricerca. L’Europa deve rilanciare

CORRIERE DELLA SERA, 19 GIUGNO 2020 (Mariya Gabriel - Patrizia Toia) -  La pandemia di Covid-19 non ha precedenti, così come la nostra risposta comune in Europa. Quando i governi e le società di tutto il mondo hanno lottato per contenere la pandemia globale, quando le nostre economie hanno sofferto come mai prima d'ora e la nostra vita personale e professionale è stata massicciamente sconvolta, la ricerca e l'innovazione si sono rivelate gli strumenti più incisivi e potenti per iniziare a riportarci verso una «nuova normalità».  

Ricercatori e innovatori stanno lavorando 24 ore su 24 per comprendere meglio il nuovo virus, poiché questo è l'unico modo in cui possiamo sviluppare trattamenti e diagnosi efficaci e fornire un vaccino atteso a livello globale. Di fronte all'incertezza economica e all'impossibilità di valutare gli effetti a lungo termine della pandemia, la ricerca e l'innovazione guideranno l'Europa nelle sue transizioni verdi e digitali. E avranno sempre più il ruolo di promuovere la crescita, di creare posti di lavoro e di stimolare la competitività.

Tuttavia, l'Europa ha bisogno di un budget adeguato per far sì che ciò avvenga - un budget che riconosca la ricerca e l'innovazione come sua struttura portante. Dopo diversi mesi, il 19 giugno il Consiglio europeo riaprirà il dibattito sul bilancio a lungo termine dell'Ue e le prossime settimane saranno dunque cruciali per avviarlo nella giusta direzione.

L'Unione Europea ha creato il più grande programma di ricerca e innovazione del mondo: Horizon 2020. La ricerca e l'innovazione sono il motore più importante della crescita: si stima infatti che il guadagno in termini di PIL per l'intera Ue dovuto proprio grazie ad Horizon 2020 si aggiri tra i 400 e i 600 miliardi di euro entro il 2030. Esso infatti guida lo sviluppo di attività ad alta intensità di conoscenza, che rappresentano oltre il 33% dell'occupazione totale in Europa.

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La Ue sia capofila di un'intesa globale per il vaccino

CORRIERE DELLA SERA, 5 GIUGNO 2020 - Non esistono diritti di proprietà che possano prevalere sul diritto alla vita di miliardi di persone, nè è ammissibile la prepotenza di Donald Trump o di qualsiasi governo nazionale nella lotta hobbesiana ad accaparrarsi il vaccino contro il Covid-19 prima degli altri.

Non si può innescare una nuova forma di "sovranismo vaccinaria" al posto della solidarietà sanitaria. Il vaccino contro il virus è un "bene dell'umanità" e, quando sarà pronto, dovrà essere prodotto e distribuito secondo criteri di razionalità e solidarietà, con una cooperazione prima europea e poi globale.

Per questo obiettivo, gli strumenti giurudici non mancano. I trattati internazionali, cui aderisce anche l'Ue, prevedono che si possa imporre una "licenza obbligatoria" (Compulsory Licensing) e altre deroghe per autorizzare la produzione in quantità necessaria e la commercializzazione del farmaco anche ad altre aziande, olte ai titolari del brevetto. Nè mancano i modi per renumerare quelle multinazionali o quei governi che abbiano investito di più nella ricerca.

Nell'attuale disordine internazionale, tra tensioni Usa-Cina, delegittimazione degli organismi di cooperazione multilaterale, voglia di de-globalizzazione e pulsioni sovraniste, affermare questi principi non sarà una battaglia facile. Ma è necessario che l'Unione europea, i Governi nazionali a partire dall'Italia e i cittadini europei siano consapevoli e mobilitati sulla sida che abbiamo di fronte.

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