Schede informative

Iniziamo una serie di schede, con riferimenti giuridici ma anche con riferimenti legati al dibattito politico e culturale, relative a temi di grande rilevanza sociale su cui l’Europa sta adottando scelte e scrivendo norme che delineeranno un orizzonte di scelte di standard che l‘ Europa auspica possano diventare di riferimento globale.

Se volete ulteriori approfondimenti scrivetemi a :

Unione bancaria e Unione dei capitali: esame dei progressi compiuti e tappe per il completamento

Il pacchetto di direttive e regolamenti relativi a tutto l’impianto per costruire l’Unione Bancaria e, più recentemente, l’Unione dei Capitali è da tempo in corso e ha visto elaborare ed approvare importanti provvedimenti legislativi.

Tuttavia, i progressi realizzati non hanno ancora raggiunto il completamento dell’Unione stessa, tanto che, sia in seno all’Eurogruppo che nelle riunioni più recenti dei leaders dei Paesi dell’Eurogruppo, si è concordato un piano di lavoro graduale, ma preciso, con tappe definite per risolvere i “capitoli” ancora in sospeso. 

Tutto questo con l’obiettivo di concludere entro la prima metà del 2022 l'intero dossier e tutte le parti normative collegate.

Accanto all’Unione bancaria è importante anche finalizzare i testi per l’Unione dei capitali, al fine di far nascere e stimolare un vero mercato europeo dei capitali e dunque sostenere gli investimenti necessari alla crescita e allo sviluppo, tanto più in una fase come questa caratterizzata dai programmi di Recovery e Resilience di tutti i Paesi membri dell'Unione, nel quadro di Next Generation EU. 

Molte sono le esigenze da soddisfare per questa integrazione finanziaria. Innanzitutto, per un vero mercato integrato dei capitali occorre avere garanzie e chiarezza nell’ambito dell’insolvenza delle imprese, vero nodo cruciale.

Parallelamente occorre sostenere e far decollare, con norme adeguate, il settore della finanza verde e delle obbligazioni “green” da cui può scaturire una vera leva di crescita sostenibile e di diffusione molto capillare nell’impego dei capitali.

UNIONE BANCARIA

  1. Il primo punto da concludere (in questi mesi in discussione e all’esame nelle diverse sedi) riguarda il “quadro di gestione delle crisi bancarie e dell’assicurazione dei depositi” (CMDI)  sulla gestione dei fallimenti bancari.

Lo scopo è evidente: proteggere i depositanti nel corso di fallimenti bancari, considerato che la tutela del cittadino e dei suoi depositi ha priorità assoluta.

Sul punto già alcune direttive sono in essere:

  • La Direttiva 2014 BRRD sul risanamento e la risoluzione delle banche;
  • Il Regolamento 806/2014 sul meccanismo di risoluzione unico;
  • La Direttiva 2014/49 sui sistemi di garanzia dei depositi.

Tuttavia, sappiamo, anche per recenti dolorose vicende italiane di crisi o fallimenti bancari, che questo impianto protegge il depositante in modo non completo e non del tutto soddisfacente.

Infatti, anche la Commissione europea si sta attivando e ha promosso una consultazione pubblica in preparazione di una proposta ad hoc, che completi il quadro normativo vigente, proprio per sanare le lacune che si sono riscontrate sul campo. 

  1. Altro punto importante è la puntualizzazione di un “sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS)”, cioè di quello che viene chiamato il “terzo pilastro” dell’Unione bancaria e che purtroppo non evolve per la chiusura di alcuni Paesi; si consideri, infatti, che la proposta su cui si lavora è quella della Commissione avanzata addirittura nel lontano 2015.

Perché è importante il "terzo pilastro" dell’Unione bancaria?

Perché è quello che completa il tutto in una chiave di solidarietà e di sostegno.

Infatti, dopo il primo pilastro costituito dal “Meccanismo di vigilanza unico” e il secondo , il “Meccanismo di risoluzione unico”, si aspetta la parte che completa l’impianto proprio relativamente all'assicurazione dei depositi. 

Qualcuno, per uscire dall’impasse negoziale, avanza l’idea di un modello ibrido di EDIS, creando un fondo centrale e una capacità di prestito obbligatorio, per dare un sostegno e un supporto in caso di difficoltà delle banche.

Infatti, il fondo darebbe, in caso di necessità, un aiuto in termini di liquidità a uno "schema nazionale beneficiario", se questo avesse esaurito i suoi fondi ordinari.

Lo schema, per quanto apparentemente farraginoso, avrebbe, se realizzato, una qualche capacità di sostegno: praticamente e concretamente, se il fondo centrale nazionale fosse senza risorse e fosse chiamato ad intervenire, allora il Comitato di risoluzione unico potrebbe acquisire “fondi” presso degli “schemi nazionali”, con una concessione obbligatoria di prestiti e, dunque, immettendo risorse essenziali per non creare un totale blocco.

Tra i vari Paesi dell’Eurogruppo, alcuni sostengono questa soluzione, mentre altri ritengono che sia una ipotesi solo intermedia e temporanea, mentre invece occorre, e sarebbe necessario trovarla, una soluzione a regime.

Rimane comunque chiara e forte l’obiezione di alcuni Paesi che temono che questo "schema ibrido" possa comportare la “messa in comune” delle perdite, cioè la condivisione dei rischi. 

Ma la posizione italiana è molto lineare e coerente e pretende qualcosa di più. 

Infatti, l'Italia e i Paesi che credono nell’Unione bancaria ritengono che una vera Unione comporti unità e schemi comuni, sia quando si definiscono vincoli, regole, sorveglianza e obblighi, sia quando deve subentrare un sostegno e una solidarietà tra i componenti dell’Unione e la comune assicurazioni sui depositi.

Per questo è importante il terzo pilastro, cioè il “sistema unico di assicurazione sui depositi” per poter mutualizzare davvero il rischio bancario, garantendo tutti i depositi ovunque siano allocati nell’Unione, e che vi sia una garanzia di rimborso ai depositanti.

3) Altro punto sostanziale è la “riduzione dei rischi” nell’ambito bancario per il difficile capitolo dei crediti deteriorati, vera “palla al piede” del sistema.

Negli anni sono stati realizzati buoni risultati nei parametri di riduzione dei rischi, anche se gli effetti del Covid non sono ancora stati pienamente analizzati.

UNIONE DEI MERCATI DI CAPITALI

Su questo dossier vanno richiamati:

  • il “Piano di azione” della Commissione del 2014;
  • La “Revisione intermedia” del 2017 della stessa Commissione;
  • Il pacchetto di misure del 2020, già approvato e comprendente anche le norme modificate sulla cartolarizzazione;
  • La MIFID II;
  • Il Regolamento sul prospetto;
  • Il progetto della Commissione del 2020 sulla Unione dei mercati dei capitali

Il nuovo Piano di azione con 16 azioni e 3 obiettivi di fondo:

  • Sostegno alla ripresa economica, digitale, ambientale e inclusiva, dando maggiori possibilità di finanziamento alle imprese;
  • Realizzazione di ambiente sicuro nella UE per gli investimenti di lungo termine e per il risparmio;
  • Realizzazione di una integrazione dei capitali nazionali in un vero mercato europeo unico.

In tutto questo ambito di iniziative del Piano sono stati proposti molti atti della Commissione, quali:

  1. La revisione delle regole di assicurazione con un apposito insieme di atti (Solvency II), che vuole dare certezza per gli investimenti a lungo termine da parte della società di assicurazioni. Il mondo delle assicurazioni, infatti,  deve essere più sicuro  e solido, e soprattutto capace di proteggere e tutelare gli assicurati di fronte a improvvise e inaspettate crisi;
  2. La revisione delle norme bancarie dell’autunno del 2021;
  3. Il pacchetto di revisione del regolamento su requisiti patrimoniali (CRR) per completare l'Accordo di Basilea III relativamente alla vigilanza bancaria.

Scopo di questa normativa è di rafforzare la base patrimoniale per rendere le banche più' solide e resistenti di fronte alle crisi economiche.

Il secondo e conseguente scopo è quello di sostenere la ripresa e gli investimenti perché banche più solide sono motore di finanziamento allo sviluppo e leva per la moltiplicazione degli investimenti stessi.  

  1. Il rafforzamento dei mercati dei capitali. Anche in questo campo nell’autunno 2021 è stato proposto un pacchetto di norme per facilitare l’incontro tra investitori e impese, per consentire possibilità “più easy” di utilizzo dei capitali per le imprese stesse, per migliorare e diversificare le possibilità di finanziamenti e integrare e arricchire i mercati di capitali in Europa, a tutto vantaggio della crescita economica e del settore  produttivo e dei servizi;
  2. C’è un altro punto importante, cioè la proposta di creazione di un “punto di accesso unico europeo” (ESAP) come luogo unificato di informazioni a disposizione di imprese, investitori, e altri soggetti interessati per far conoscere i prodotti finanziari e le diverse possibilità;
  3. Da ultimo la proposta di revisione dei Fondi di investimento europei a lungo termine (ELTIF). E’ importante coordinare il quadro normativo dei Fondi di investimento per le imprese,  secondo una prospettiva di informazione e di facilitazione nell’accesso e nella gestione degli stessi.

Il tutto, naturalmente, deve essere accompagnato da trasparenza e chiarezza.

Si tratta, come ben si comprende, di un insieme di quadri normativi assai complessi.

Tuttavia, è indispensabile concentrare gli sforzi e arrivare a nuovi risultati in questo campo, soprattutto, come detto, nel quadro di rilancio economico che i PNRR stanno perseguendo.

Una trasformazione del settore produttivo, del sistema dei trasporti e di ogni ambiti della vita pubblica secondo gli assi della crescita green e digitale ha bisogno di grandi investimenti, pubblici e privati, e ha bisogno di una politica espansiva: in questo quadro il mercato dei capitali è fondamentale.

Un mercato comune a livello europeo comunitario, superando la frammentazione inevitabile nei  limitati mercati nazionali, è una sfida e un obiettivo essenziale.

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