Schede informative

Iniziamo una serie di schede, con riferimenti giuridici ma anche con riferimenti legati al dibattito politico e culturale, relative a temi di grande rilevanza sociale su cui l’Europa sta adottando scelte e scrivendo norme che delineeranno un orizzonte di scelte di standard che l‘ Europa auspica possano diventare di riferimento globale.

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Pacchetto Fit for 55 - Parte terza

LULUCF E REGOLAMENTO FORESTALE

Per raggiungere gli obiettivi del Green Deal e degli atti conseguenti e per attuare la strategia per la biodiversità, occorre impegnarsi lungo tutte le direzioni possibili e in tutti gli ambiti.

Per questo il pacchetto si allarga anche al rischio da contenere degli effetti di un disboscamento crescente, al settore del suolo e delle attività che vi insistono e alla mobilitazione dei rifiuti per lottare contro le esportazioni illegali degli stessi e, al contempo, favorirne lo smaltimento nell’ottica sull’economia circolare, che consente risparmi di energia e possibilità di “creazione” di nuova energia, oltre che riuso di molti materiali, spesso rari.

Dunque, tra le numerose proposte di nuove direttive e di revisione delle Direttive e dei Regolamenti vigenti contenute nel “Pacchetto Fit for 55”, vi è il so called “Regolamento LULUCF”, cioè una proposta che “modifica” il Regolamento vigente 2018/841 per quanto riguarda l’ambito di applicazione, semplificando le norme di conformità, stabilendo gli obiettivi degli Stati membri per il 2030 e fissando l'impegno di conseguire collettivamente la neutralità climatica entro il 2035 nel settore dell'uso del suolo, della silvicoltura e dell'agricoltura, e il regolamento (UE) 2018/1999 per quanto riguarda il miglioramento del monitoraggio, della comunicazione, della rilevazione dei progressi e della revisione.

Il lungo titolo stesso spiega le finalità e i contenuti che si vogliono modificare.

Si tratta, in sostanza, di rendere ancora più impegnativi ed efficaci gli obiettivi di contributo alla decarbonizzazione che può provenire dal settore del suolo, della silvicoltura e dell’agricoltura, fino ad ora in parte considerati, ma ritenuti, in qualche modo, marginali.

Infatti, quando parliamo e discutiamo di decarbonizzazione, pensiamo (e ci concentriamo) per lo più ai trasporti, al riscaldamento e al raffreddamento delle abitazioni e pensiamo in gran parte, per ciò che riguarda i settori produttivi, all’industria.

Ma, invece, anche il settore del suolo e delle attività collegate po

ssono fare e dare di più e molto di più, sia per ridurre le loro emissioni, sia per contribuire ad “assorbire” le emissioni oggi esistenti.

Infatti, sono due le linee di impegno che sono richieste al settore del suolo:

  • ridurre di più le proprie emissioni
  • aumentare la capacità di “assorbire e dunque nascondere” le sostanze emesse.

Il suolo in Europa va protetto, deve diventare più resiliente ed essere soggetto di una crescita sostenibile, oltre che “oggetto” di cura e protezione.

L’economia circolare, in tutta la sua “organicità”, può consentire questa nuova visione e le norme devono essere elementi per realizzarla, incentivandola.

REGOLAMENTO LULUCF 

Il suolo è “dove cresce” il 95% dei nostri alimenti ed è il “serbatoio” più grande di anidride carbonica.

Ma, nonostante questa “preziosità” del suolo europeo, va segnalato che il nostro suolo versa in condizioni precarie e non ottimali per più dei 2/3 di estensione.

Dobbiamo dunque porci l’obiettivo (e questo è uno dei punti del Regolamento LULUCF) di attuare interventi per proteggere, ripristinare le buone condizioni del suolo e per normare come “usarlo” in modo sostenibile.

Le norme saranno in parte volontarie, in parte “binding” per contrastare la desertificazione, recuperare i terreni degradati e realizzare ecosistemi ben tutelati.

Solo in tal modo si diminuirà l’emissione di carbonio e si aumenterà la capacità di assorbimento.

Oggi in Europa si proteggono l’acqua e l’aria, ma si mette in secondo piano il suolo e così non si può più fare per il futuro.

Dunque, dopo la revisione del Regolamento LULUCF, la Commissione anticipa che vi sarà un nuovo testo legislativo più ampio e completo entro il 2023.

Per tutelare la biodiversità c’è, prima di tutto, la necessità di avere “pozzi naturali” di assorbimento del carbonio da gestire con la massima correttezza.

Tutto questo è particolarmente importante, perché negli anni purtroppo è diminuita la quantità di carbonio che le foreste e il suolo europeo hanno assorbito.

Ora occorre sollecitare (e anche imporre loro) gli Stati dell’UE ad aumentare la loro azione, ampliando i pozzi naturali, cioè intervenendo decisamente in questo campo, anche modificando gli usi del suolo.

Ci saranno dunque obiettivi vincolanti dal 2006 al 2030, per aumentare del 15% almeno la quantità degli assorbimenti.

Quindi la situazione sarà stabile fino al 2026, poi cambierà secondo i parametri dal 2026 al 2030 e poi dal 2030 al 2035 per ottenere per quella data la neutralità climatica, comprendendo in questo obiettivo tutte le emissioni, e anche quelle diverse dalla CO2, che vengono da fertilizzanti e allevamento del bestiame.

Anche la biomassa dovrà essere neutra climaticamente al 2035 e poi totalmente al 2050.

Per tutto questo complesso di norma e perché i cambiamenti indotti funzionino, sarà necessaria una vera e completa attività di monitoraggio, verifica e comunicazione, approfondendo la catena delle comunicazioni dei dati geografici e del telerilevamento.

Una particolare attenzione verrà data al legno e ad altri elementi attraverso azioni incentivanti.

In particolare gli Stati membri dell’UE elaboreranno entro il 2024, all’interno del PNEC (Piani nazionali per l’Energia e il Clima) una specifica parte relativa alle azioni, ai risultati e alle modalità con cui arrivare a rispettare i target europei.

Da sottolineare che, per raggiungere gli obiettivi assai sfidanti, tra i sostegni che l’Europa metterà a disposizione, va ricordato quanto previsto nella nuova PAC (Politica agricola comune), che destina fondi per agricoltori e silvicoltori per un uso più sostenibile di foreste e suolo.

Soprattutto per le azioni di sequestro del carbone, nei suoli agricoli saranno studiati e varati appositi provvedimenti di sostegno.

La strategia europea punta proprio all’aumento dei progetti di assorbimento del carbonio che porteranno anche a nuove attuali implementazioni o a nuovi modelli di business per quelle già esistenti.

Un nuovo ambito di attività potrà essere costituito dallo stoccaggio di carbonio in prodotti di legno durevoli e nei materiali da costruzione e mobili e ciò verrà calcolato nel calcolo degli obiettivi.

In questo ambito l’Europa ribadisce il principio dell’”uso a cascata” del legno, che stabilisce questa graduatoria:

  • Primo, per la creazione di prodotti (per la costruzione o mobili) a base di legno di qualità
  • Secondo, per produzione bioenergia
  • Terzo, per smaltirlo.

Naturalmente si dovranno esonerare dallo sfruttamento per la biomassa quelle aree, come zone umide o zone boschive, che risulteranno ad alta biodiversità.

Per comprendere la complementarietà tra i vari provvedimenti del “Pacchetto Fit for 55” si ricorda che i divieti di utilizzo per la biomassa che riguardano le zone umide o boschive, che hanno elevata biodiversità, si ritrovano specificate nella revisione della RED sulle energie rinnovabili, a proposito proprio di target da raggiungere e relativi obblighi e divieti per la biomassa.

Anche in quella direttiva viene ricordato che per le biomasse legnose varrà il principio della “gerarchia degli usi” partendo innanzitutto dall’uso industriale, per scendere a quello energetico e, per ultimo, allo smaltimento in discarica.

Le biomasse forestali dunque non saranno necessariamente rispondenti al conseguimento dell’obiettivo del target e bisognerà soddisfarlo in altri modi.

Tuttavia, è corretto che l’impiego prevalente della biomassa legnose sia a fine industriale e, solo in subordine, agli altri usi.

Per concludere, va ricordato che tali principi sono del tutto condivisibili e condivisi anche dal settore industriale italiano ed europeo interessato.

Questo equilibrio dimostra che tutta la politica della sostenibilità e della tutela dell’ambiente può positivamente conciliarsi con una politica industriale e produttiva avanzata e innovativa, creando positive sinergie e non conflitti o contrasti, come in alcuni settori dell’opinione pubblica si teme.

Questo, comunque, è il “mainstream” che si persegue: dimostrare che l’innovazione e la sostenibilità ambientale preservano la natura e possono, al contempo, costituire motori di crescita e di sviluppo economico e occupazionale.

Punti da approfondire 

La proposta della Commissione andrà approfondita sotto tanti aspetti, ma soprattutto rispetto ai seguenti punti:

  • Prodotti che stoccano carbonio, ovvero una nuova categoria di prodotti per la contabilizzazione dello stoccaggio di carbonio, di cui manca però una definizione;
  • Ruolo dei biogas in agricoltura;
  • Utilizzo delle biomasse;
  • Livello di ambizione, ambito in cui le aspettative dei diversi stakeholder sono diverse: le ONG chiedono di aumentare l’obiettivo degli assorbimenti, mentre alcuni Stati Membri ritengono la proposta della Commissione troppo ambiziosa;
  • Periodo di riferimento e Metodologia per la determinazione degli obiettivi nazionali;
  • Ruolo del settore dell’agricoltura, laddove diversi interlocutori, sia ONG che Stati Membri, non vedono positivamente l’aggiunta dell’emissioni diverse dalla CO2 del settore agricolo;
  • Flessibilità collegate alla Effort Sharing, laddove, in caso di mancato equilibrio tra emissioni e assorbimenti, lo Stato membro può decidere di raggiungere l’obiettivo contabilizzando emissioni assegnategli sotto la Effort Sharing oppure comprarle da un altro Stato membro che ha emissioni negative.

IL REGOLAMENTO DELLE FORESTE 

Lo scopo del Regolamento è chiaro: ridurre il più possibile il disboscamento e il degrado delle foreste.

Lo stato di disboscamento è grave sia all’interno della nostra Europa, che all’esterno, dove noi abbiamo una rilevante responsabilità.

Noi europei dobbiamo contribuire a ridurre le deforestazioni nel mondo, dovute anche all’aumento del suolo agricolo, impiegato per quelle materie prime che importiamo massicciamente per consumarle.

Per questo l’UE si vuole impegnare a sostenere prodotti che siano a “zero disboscamento”.

Se l’Europa riuscirà a bloccare la riduzione delle foreste, otterrà molteplici risultati, dalla diminuzione delle emissioni, alla difesa della biodiversità, al contenimento del surriscaldamento globale.

In particolare, la proposta della Commissione si concentra su 6 materie prime:

  • Soia
  • Manzo
  • Olio di palma
  • Legno
  • Cacao
  • Caffè

Ma è probabile che durante l’iter parlamentare vi siano aggiunte altre materie.

Punto di partenza di questa strategia (che ha visto diversi documenti e momenti di discussione come la Comunicazione della Commissione del 2019 e come numerose Risoluzioni del Parlamento europeo) è la allarmante situazione del patrimonio forestale nel mondo, come allertano i Rapporti della FAO e dell’IPCC sulla perdita grave di superficie forestale (FAO) e sulle enormi quantità di emissioni di gas serra da parte di agricoltori, allevamenti e altri usi del suolo.

Per rispettare gli impegni previsti, il Regolamento farà “scattare” vincoli di “due diligence” per gli operatori che introducono, attraverso le importazioni in UE, materie prime che possono provocare disboscamento (in particolare le 6 citate).

Quali saranno questi obblighi?

  • Gli operatori commerciali e industriali dovranno conoscere e documentare i riferimenti geografici precisi dei terreni d’origine dei prodotti importati, attraverso un tracciabilità chiara
  • Gli operatori commerciali e industriali potranno importare nell’UE prodotti che siano a “zero disboscamento”.

Il tutto non è solo un sistema di vincoli, ma vuole essere anche una cornice di dialogo tra paesi produttori, operatori commerciali, consumatori, anche con l’ausilio di ONG o entità non commerciali impegnate nella cooperazione e nel dialogo tra paesi sviluppati e importatori e paesi meno sviluppati fornitori di materie prime.

Anche in questo caso la cooperazione, la concertazione e la sinergia tra domanda e offerta e, appunto, tra prodotti e consumatori nell’ottica della cooperazione allo sviluppo può dare ottimi risultati e rivelarsi una strategia “WIN WIN”.

Naturalmente gli obblighi di “due diligence” saranno proporzionati alla realtà dei vari paesi di provenienza e al livello di rischio nella produzione di materie collegate al rischio di disboscamento.

Oltre alle 6 materie menzionate, anche i prodotti derivati rientrano nell’ambito di applicazione del Regolamento e si precisa, nel Regolamento stesso, che tale elenco sarà periodicamente verificato e aggiornato.

E’ importante comprendere, per capire la portata innovativa di queste norme, che l’Europa vuole intervenire sia nel commercio legato al disboscamento illegale, sia in quello legale, che pure necessita di regole e verifiche molto accurate.

Nella realtà concreta quali saranno gli obblighi degli importatori?

Questi i principali:

  • Garantire che i prodotti non provengano da terreni disboscati dopo il 2020
  • Garantire che siano rispettosi delle regole del paese di produzione.

Le regole saranno simili in tutto il mercato UE per chi importa, ma le PMI avranno un tempo di adeguamento.

Le grandi imprese sono già attive al riguardo e sono pronte a rispettare queste nuove norme, non importando da paesi che degradano le loro foreste e disboscano, rifiutando perciò prodotti non conformi alle disposizioni del Regolamento e impegnandosi a garantire catene di approvvigionamento corrette e trasparenti

Con i paesi di provenienza della gran parte di questi prodotti occorrerà intensificare le relazioni di cooperazione positiva anche attraverso “partenariati per le foreste” per aiutarli ad affinare la loro gestione delle foreste e a offrire chances di sviluppo per le attività per le realtà economiche delle popolazioni locali.

In questi paesi l’UE interverrà offrendo aiuto per il ripristino del patrimonio forestale e per un uso sostenibile dello stesso. Sosterrà, in un’ottica di cooperazione e scambio, catene di approvvigionamento trasparenti, sostenibili ed efficienti, lavorando per offrire soluzioni. e supporto anche alle popolazioni indigene e alle comunità locali coinvolte. 

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