Schede informative

Iniziamo una serie di schede, con riferimenti giuridici ma anche con riferimenti legati al dibattito politico e culturale, relative a temi di grande rilevanza sociale su cui l’Europa sta adottando scelte e scrivendo norme che delineeranno un orizzonte di scelte di standard che l‘ Europa auspica possano diventare di riferimento globale.

Se volete ulteriori approfondimenti scrivetemi a :

Direttiva europea su salario minimo europeo

SALARIO MINIMO EUROPEO

Dopo molte discussioni in Parlamento e tra le forze sociali e produttive, sulla base anche degli impegni contenuti nel PILASTRO SOCIALE e nelle conclusioni del vertice di PORTO, si è arrivati finalmente a una proposta di Direttiva europea in tema di Salario Minimo.

Il Commissario Nicolas Schmit in particolare se ne è assunto la responsabilità e ha effettuato, prima della presentazione della proposta, un ampio raggio di consultazioni e scambi di valutazioni. La proposta arrivata in Parlamento è stata affidata alla Commissione Parlamentare EMPL che segue appunto le  tematiche del lavoro e delle questioni sociali.

Si e’ arrivati cosi alla conclusione dell’esame e al voto con la decisione, nella commissione stessa, di dare mandato ad avviare il trilogo, cioè i negoziati col Consiglio e la Commissione sulla base del testo votato in Commissione Empl, al fine di arrivare alla stesura finale condivisa, la famosa “posizione comune” e poi arrivare alla approvazione conclusiva.

Ma a questo punto , nella settimana della plenaria del 22/26 novembre, vi è stata una sorpresa che avrebbe potuto rinviare o bloccare questo iter e la sorte di un provvedimento così importante. Ma di questo imprevisto, poi felicemente superato, parleremo alla fine della scheda, anche per farne un esempio di illustrazione delle procedure che, per chi vuole impratichirsi del contesto europeo, è utile conoscere.

IL TESTO E INSUOI CONTENUTI PRINCIPALI 

Il lavoro di esame e gli emendamenti fatti dalla Commissione Empl sul salario minimo europeo, hanno rafforzato e migliorato il testo della Commissione europea.

La proposta di direttiva ha l’obiettivo di innalzare e rendere adeguati i livelli retributivi nei diversi paesi europei, con lo scopo di garantire che tutti i lavoratori europei ricevano un salario dignitoso, cosa che oggi, purtroppo, non è nella realtà di molti paesi, dove spesso anche chi lavora non riesce ad avere per se’ e per la propria famiglia i mezzi di sostentamento necessari.

Attraverso l’applicazione di queste norme, si potrà combattere in maniera concreta il FENOMENO del LAVORO POVERO e più in generale cercare di ridurre e superare le disuguaglianze, che anche nel mondo del lavoro sono molteplici e ingiustificate.

Un intervento deciso e concreto nella realtà dei salari minimi e insufficienti potrà essere positiva per il recupero sociale ed economico. Infatti, i risultati di questo intervento potranno favorire , nel contempo, la ripresa economica e aiuteranno a contrastare la tendenza a delocalizzare imprese e lavoratori.

Si tratta insomma di affrontare una delle piaghe che l‘integrazione asimmetrica delle norme economiche e sociali ha creato in Europa , il cosiddetto SOCIAL DUMPING. Un punto critico era il rapporto tra la nuova disciplina e le norme già esistenti in molti paesi europei. La soluzione trovata è molto positiva

La proposta, infatti, rispetta i modelli esistenti nei diversi Stati membri e, a tale riguardo, lascia libero ogni Stato membro di definire il salario minimo per legge oppure di promuovere l'accesso alla protezione del salario minimo tramite la contrattazione collettiva.

Il testo esplicita e chiarisce , al di là di ogni dubbio, che l’autonomia delle parti sociali è garantita e non viene minimamente pregiudicata. Il testo, in aggiunta, esplicita che le parti sociali devono essere coinvolte obbligatoriamente.

In conclusione, dopo tante discussioni che si sono svolte, anche molto accese, a livello nazionale tra partiti, sindacati, imprenditori , possiamo sicuramente affermare che siamo di fronte a un testo legislativo certamente “soft”, ovvero che non va ad interferire in modo diretto o a mettere in discussione le competenze degli SM e non va ad intaccare o ledere l’autonomia delle parti sociali.

E’ piuttosto un testo che vuole certamente promuovere maggiore convergenza tra i salari dei lavoratori europei, per superare le differenze e diseguaglianze grandissime e inaccettabili. Si tratta di lavoratori europei, cittadini della stessa Europa, che abitano in paesi diversi, ma tutti membri di una unica Europa: ciò rende non più sopportabile questo stato di cose.

Per avere una idea del gap salariale si pensi, ad esempio, che il salario mensile medio in Romania è di 350 euro circa, in Lussemburgo 2.200 euro.

Nella direttiva son inoltre identificati e definiti vari elementi, considerati imprescindibili per l’individuazione dei criteri che devono concorrere a fissare il livello dei salari minimi a un livello da ritenersi adeguato.

Laddove, invece, si sia in presenza di sistemi che fissano il salario di base attraverso la contrattazione collettiva, la proposta approvata stabilisce che, nel caso in cui la copertura dei contratti sia inferiore al 70%, venga varato un ACTION PLAN da parte degli Stati. Questi provvedimenti, cioè gli Action Plan , dovranno essere anche comunicati alla Commissione e sottoposti a verifica periodica, affinché si sia sicuri della loro efficacia.

Un altro contenuto importante è poi costituito dalla previsione di una serie di meccanismi al fine di facilitare l’accesso alle informazioni per i lavoratori interessati e per consentire loro di ottenere quanto previsto dalle norme e quindi un salario minimo garantito  

Questi meccanismi e queste modalità sono stati allargati e rafforzati nel lavoro di emendamenti della Commisssione Empl, perché il Parlamento giudica molto importante che le nostre norme siano effettivamente esigibili e “utilizzabili” dai cittadini cui sono indirizzate e per cui sono state pensate e scritte.

Un altro punto ha visto un lavoro importante e innovativo del Parlamento ed è l’aggiunta di un wording molto forte sulle libertà sindacali e il diritto dei sindacati di accesso a tutti i luoghi di lavoro.

Anche questo punto ha grande valore perché riguarda i DIRITTI SOCIALI dei cittadini europei.

Altra decisione del lavoro parlamentare, per una cautela rispetto a possibili scorrette applicazioni, è stata l’ eliminazione della possibilità di introdurre detrazioni e variazioni al salario minimo, possibilità che era presente nella bozza della Commissione europea.

PROBLEMI INSORTI 

Fin dall’inizio dei negoziati in Commissione EMPL, gli svedesi e i danesi, anche nel gruppo più favorevole alla nuova normativa, cioè nel gruppo dei Socialisti e Democratici, hanno espresso molto scetticismo e anche contrarietà alla direttiva, per il timore che potesse avere ripercussioni negative nella loro realtà e incidere in modo negativo sui loro sistemi di relazioni industriali.

Nei paesi scandinavi, infatti, i sistemi di contrattazione collettiva hanno una copertura amplissima, quasi universale, tanto che la grandissima parte dei lavoratori è iscritta al sindacato.

Vi è dunque una autonomia sostanziale delle parti sociali che risulta indiscussa e che non dovrebbe essere lesa da un provvedimento europeo, pena una perdita di influenza da parte dei sindacati stessi e dunque un arretramento sociale complessivo.

In sostanza la preoccupazione dei deputati scandinavi era ed è quella di un indebolimento, in futuro, della forza e del potere del sindacato per effetto della direttiva.

Per capire meglio tale opposizione va considerato che per il contesto sociale di questi paesi questa diretta viene percepita 'come una minaccia' agli attuali modelli di contrattazione collettiva danese e svedese sul mercato del lavoro, perché li non esiste alcuna interferenza politica nella fissazione dei salari. Per venire incontro a queste legittime preoccupazioni, in commissione Empl, sono state introdotte alcune salvaguardie aggiuntive che assicurano che il funzionamento dei sistemi di welfare di questi paesi non verrà modificato.

Tuttavia neanche queste garanzie sono state considerate sufficienti dai diretti interessati, che hanno chiesto di inserire una clausola di opting out, oppure, in alternativa, una “social partner option” che costituisce un opting out di fatto, cioè la possibilità di non applicare certe norme.

Queste opzioni, però, sono state rigettate, portando i deputati svedesi e danesi a votare contro il testo e il conferimento del mandato per il trilogo., senza però ottenere la maggioranza perché la commissione ha deciso a maggioranza di continuare il percorso e di dare il mandato al relatore di avviare il trilogo e i negoziati col Consiglio, tanto più che il Consiglio sta facendo passi avanti ed è pronto ad approvare il General Approach e quindi è pronto a trattare.

Ogni ritardo del Parlamento sarebbe assai pericoloso e l‘eventuale riapertura del testo ad emendamenti avrebbe l’effetto non solo di allungare i tempi, ma, soprattutto, di peggiorare il testo, fino a perdere incisività e organicità. Tra l’ altro la situazione di un ritardo per effetto della opposizione dei rappresentanti dei paesi nordici sarebbe paradossale: gli “inventori” del welfare state finirebbero per mettersi contro a uno dei provvedimenti-bandiera del Pilastro sociale europeo!!!

LA PROCEDURA SEGUITA

Normalmente, quando una commissione parlamentare vota un testo e dà mandato al Relatore di avviare i negoziati, è sufficiente che nella Prima seduta plenaria del Parlamento il Presidente annunci che è stato votato il mandato per portare in trilogo il testo adottato dalla Commissione competente, in questo caso la EMPL. Se, però, entro un giorno, vengono presentate le firme necessarie a chiedere un voto della plenaria, il Presidente dovrà, dopo aver dato la parola a un oratore a favore e a un oratore contrario alla decisione di avviare negoziati, procedere ad una votazione. Nel caso in cui il Parlamento respinga la decisione della Commissione di merito sull'avvio di negoziati, il testo sarà iscritto all'ordine del giorno della prossima tornata plenaria, con relativa deadline per gli emendamenti e dunque si riparte, se non da capo, almeno da qualche passo indietro.

LA CONCLUSIONE 

Nel caso specifico, PURTROPPO, non è bastato l’ annuncio del Presidente che la EMPL aveva votato il mandato a negoziare, perché sono state raccolte firme sufficienti a chiedere di sottomettere ad un voto dell’ aula questo passaggio, con TUTTI I RISCHI del caso.

PER FORTUNA il voto non ha accettato di rimettere in discussione il testo!!!

La richiesta di questo gruppo di deputati è stata respinta ed è passata con 443 voti a favore, 192 contrari e 53 astenuti la decisione della commissione di aprire i negoziati.

INIZIA cosi formalmente il lavoro che porterà al testo finale e alla adozione definitiva, tra qualche mese, del testo finale.

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