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Scaldare la nostra casa comune. L’emergenza di un efficace approvvigionamento energetico

In Italia, la casa è un bene fondamentale per la maggioranza dei cittadini: i dati Istat al 2017 mostrano come l’80% degli italiani viva in una casa di proprietà. In questi mesi di emergenza sanitaria e lockdown, la casa non è stata solo il luogo di rifugio e riposo, ma è diventata l’ufficio per gli adulti, l’ambiente scolastico e di svago per i bambini, l’unico spazio vissuto per due mesi e più dalla maggioranza dei cittadini: tantissimi sono i racconti di difficili convivenze nelle famiglie costrette a condividere piccoli spazi per svolgere le tante attività quotidiane vissute ogni giorno fuori dalla casa, prima del confinamento.

Il “Rapporto BES 2016: il benessere equo e sostenibile in Italia” ci mostrava già allora come l’Italia fosse, tra i Paesi europei, uno di quelli con la media più alta di popolazione che lamentava condizioni abitative difficili, per ristrettezza degli spazi e problemi strutturali.

Fra le spese per le utenze e i servizi dell’abitazione, evidenziano i dati, ad incidere maggiormente sulla spesa totale è la bolletta per gas e altri combustibili, principalmente per il riscaldamento, seguita al secondo posto dalle spese per l’energia elettrica. Una spesa che incide molto sulle buste paga degli italiani, una spesa necessaria per vivere, per rendere una casa davvero accogliente.

Ma su questo tema assistiamo al dramma della crescita della “povertà energetica”, che è stata presa in esame da uno studio di fine 2018 della SPI CGIL e della Fondazione Di Vittorio. Lo studio intervistava anziani pensionati, di tutte le regioni italiane, e mostrava come un terzo degli intervistati era soggetto a povertà energetica o a vulnerabilità energetica.

rapporto cgil

La povertà energetica è la difficoltà o la totale impossibilità delle persone ad acquistare un paniere minimo di servizi energetici, con effetti spaventosi su uno standard di vita dignitoso, sulla salute e sulla mortalità,

La povertà energetica non è un problema lontano, ma colpisce ogni anno, oltre a tanti nostri concittadini italiani, anche milioni di europei: d'inverno 40 milioni di cittadini non sono in grado di riscaldare adeguatamente la propria abitazione e 98 milioni di europei non riescono a tenerla adeguatamente fresca durante l'estate.

Ogni anno, circa sette milioni di europei ricevono avvisi di interruzione della fornitura che incidono sulla loro salute fisica e mentale e possiamo solo immaginare che effetto possano avere sulle persone questi avvisi in questo particolare momento di isolamento sociale, dettato dall’emergenza sanitaria.

Ogni Stato membro affronta in maniera differente, con misure di welfare, il tema della povertà energetica. Ma le risposte non sempre sono adeguate!

A questo terribile dramma sociale, si affianca il tema della tutela dell’ambiente e del conseguente cambiamento climatico: il cambiamento del clima incontra una nuova sensibilità e desta sempre maggiore preoccupazione tra i cittadini europei.

I cambiamenti climatici ci colpiscono sempre di più, modificando radicalmente l’ambiente in cui viviamo e portando ad eventi metereologici sempre più estremi e impattanti: gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi dal 1880, secondo quanto emerge da un'analisi pubblicata nel gennaio 2020 da due agenzie federali statunitensi, la ben nota NASA e la National Oceanic and Atmospher Administration (NOAA).

Il patrimonio immobile produce il 36% delle emissioni di CO₂ nell'Unione Europea. Questo è dovuto al fatto che quasi il 75% degli immobili è inefficiente da un punto di vista energetico e ne viene ristrutturato una percentuale bassissima, solo tra lo 0,4% e l’1,25% ogni anno.

Gli edifici consumano circa il 40% dell'energia dell'UE e rappresentano il più importante consumatore unico di energia in Europa.

Questi due aspetti, la povertà energetica e il consumo associato all’inquinamento, sono dolorose facce del medesimo tema, cioè la ricerca della massimizzazione dell’efficienza del parco immobiliare dell’Unione Europea, che si inserisce all’interno di un percorso che l’Europa ha avviato da alcuni anni per rispondere alle esigenze concrete dei suoi cittadini: una strategia, di carattere normativo, tecnico e fiscale, finalizzata al rinnovamento degli immobili degli Stati membri, per abbattere l’inefficienza energetica, garantendo una riduzione significativa delle emissioni, offrendo un’occasione unica di intervento infrastrutturale ed assicurando un notevole risparmio ai cittadini.

Con la direttiva  2018/844/UE e altre fonti delle Istituzioni Europee, l’UE si è posta come obiettivo  generale  quello  di  promuovere  una  maggiore  diffusione  dell'efficienza  energetica  e  delle energie rinnovabili negli edifici, al fine di concorrere al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra e  di  contribuire  ad  aumentare  la  sicurezza  energetica,  in  vista  del  raggiungimento  di  un sistema energetico de-carbonizzato e ad alta efficienza, il cosiddetto obiettivo delle “emissioni zero”, la neutralità climatica, entro il 2050. Si tratterebbe di una svolta rivoluzionaria dell’impatto dell’Europa sull’inquinamento e sull’ambiente.

Molti altri strumenti si muovono in questa direzione: innanzitutto il Fondo europeo di Sviluppo Regionale e il Fondo europeo di Coesione svolgono già una funzione concreta importantissima per tante regioni europee ed è necessario rafforzarne la dotazione, per garantire, tra le tante funzioni che assolvono, un intervento di ristrutturazione radicale degli immobili.

Il Green Deal, inoltre, prevede, tra le tante azioni, anche uno strumento che servirà ad accordare prestiti al settore pubblico, destinati ad esempio agli investimenti nelle reti di teleriscaldamento e alla ristrutturazione edilizia e può essere altrettanto utile anche il Just Transition Fund, come strumento per la ripresa.

Combinati con i programmi integrati di ristrutturazione, sono l’occasione di creare un investimento massivo nel settore dell’edilizia, per ridare impulso all’ammodernamento delle infrastrutture e, soprattutto, per offrire enormi opportunità per il mercato del lavoro, creando occupazione: secondo alcune stime, un investimento di 200000 euro nella ristrutturazione può assorbire due lavoratori diretti e uno nell’indotto.

E ricordiamo che questo non avvantaggerà solamente le grandi imprese: le PMI contribuiscono per oltre il 70% al settore edile dell'UE e potranno sfruttare questa opportunità.

L’efficientamento energetico ottenuto con questi imponenti interventi porterà ad un notevole abbassamento delle spese per i cittadini, con un risparmio nelle bollette, e, combinato con importanti interventi di welfare ed assistenza sociale, porrà un argine al dramma della “povertà energetica”, combattendo gli squilibri e garantendo maggiore inclusività, giustizia sociale e salute per tutti i cittadini.

È necessario avviare un dialogo profondo e attivo con chi meglio conosce le comunità: gli enti locali. I Comuni (lo hanno dimostrato nuovamente nella gestione della pandemia che ci ha colpiti) sono la prima istituzione cui si rivolgono i cittadini, sia per la vicinanza, sia per la grande capacità degli amministratori locali di ascoltare, offrire risposte e sostegno continuo ai loro concittadini.

E, a partire dagli enti locali, avviare un lavoro di concerto col settore privato, con le cooperative immobiliari, gli istituti finanziari, le industrie locali e le PMI.

Questa è una delle vie che dobbiamo percorrere in questo momento doloroso e complesso per indirizzare la nostra economia e la nostra società verso un modello più equo e sostenibile di sviluppo.

FONTI:

Green Deal europeo: https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal_it#documents

Efficienza energetica: https://ec.europa.eu/energy/topics/energy-efficiency/targets-directive-and-rules_en

Rapporto BES 2016, Istat: https://www.istat.it/it/files//2016/12/BES-2016.pdf

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