Schede informative

Iniziamo una serie di schede, con riferimenti giuridici ma anche con riferimenti legati al dibattito politico e culturale, relative a temi di grande rilevanza sociale su cui l’Europa sta adottando scelte e scrivendo norme che delineeranno un orizzonte di scelte di standard che l‘ Europa auspica possano diventare di riferimento globale.

Se volete ulteriori approfondimenti scrivetemi a :

Pacchetto Fit for 55

A luglio la Commissione europea ha presentato un cosiddetto Pacchetto, perché comprende un considerevole numero di direttive, revisioni di Regolamenti e altri provvedimenti, dal suggestivo ed emblematico titolo “Fit for 55”.

In sostanza il “pacchetto” legifera, regola e indica la strada di tutto quanto serve e va fatto, come cornice legislativa e programmatica, per prepararsi alla scadenza del 2055, a farci trovare pronti, come società ed economia, all’obiettivo della decarbonizzazione, o meglio dell’economia “zero carbon”.

Nel dettaglio il Fit for 55 si compone di 17 proposte, di cui 15 normative e 2 comunicazioni.

Le 15 proposte legislative sono rappresentate da:

  • 9 revisioni di direttive e regolamenti o atti già vigenti
  • 6 nuove proposte (5 Regolamenti, 1 Decisione).

Le proposte sono ora all’esame sia del Consiglio che del Parlamento europeo, per una prima valutazione di merito, che analizzi le ricadute sull’economia, sul lavoro e sulla realtà sociale.

Per questo, proprio per comprendere le ricadute e gli effetti, è essenziale esaminare bene, prima delle norme, le valutazioni d’impatto che accompagnano le proposte.

Si tratta di complessi, ma indispensabili, studi di IMPACT ASSESSMENTS, perché ogni misura inciderà, con costi e benefici, in diversi settori industriali e produttivi, nelle abitazioni, nei trasporti, nell’agricoltura e nella vita sociale.

Una considerazione peculiare che vale per tutti i provvedimenti del pacchetto è questa:

nel Fit for 55 occorre trovare un punto di equilibrio, avanzato e concreto, tra 3 dimensioni, quella ambientale, quella economico-produttiva e quella sociale.

Il gruppo SD vuole una transizione ambiziosa ambientalmente, competitiva come capacità produttiva ed equa e sostenibile socialmente.

Infatti, la linea politica del gruppo SD, che si rifletterà nel contenuto e nel livello di ambizione delle norme è che un sistema produttivo che accetta la sfida della sostenibilità è pronto ad essere più competitivo e innovativo.

Perché questo accada, occorrono misure finanziarie e sostegno massimo all’innovazione tecnologica.

Ma questo non basta: il gruppo SD vuole una transizione giusta, cioè equa e capace di “non lasciare nessuno indietro” e quindi di coinvolgere i lavoratori e le loro famiglie in questa transizione e nelle sue opportunità di lavoro e di inclusione.

Questa è la dimensione sociale, centrale nella transizione.

PARTE ENERGIA DEL PACCHETTO FIT FOR 55

Significativo è che vi sia un provvedimento di revisione sulla RED, cioè sulle energie rinnovabili.

L’obiettivo principale è definire target più ambiziosi, in linea coni target più stringenti del 2030 e del 2050.

Se nella direttiva in vigore il target era previsto al 32% sui consumi finali, ora è al 40%.

Si decidono molti dei target settoriali (come oggi è per i trasporti), che riguardano l’industria.

Per i trasporti vi è una significativa novità: se bisogna passare all’elettrico nel settore trasporti, per valutare la quota di rinnovabili  si dovrà calcolare le emissioni evitate e non la percentuale introdotta di rinnovabili.

Nell’ambito delle biomasse si specifica ad esempio che per le biomasse legnose varrà il principio (del tutto condivisibile anche dal settore industriale italiano) della “gerarchia degli usi” partendo innanzitutto dall’uso industriale per scendere a quello energetico e per ultimo allo smaltimento in discarica.

Le biomasse forestali dunque non saranno necessariamente rispondenti al conseguimento dell’obiettivo del target e bisognerà soddisfarlo in altri modi. Tuttavia, è corretto l‘impiego prevalente delle biomasse legnose sia a fini industriali e, solo in subordine, agli altri usi.

Sui biocarburanti, che in passato hanno consentito un distorto utilizzo di prodotti agricoli dall’uso alimentare a quello energetico, vi è una inversione di rotta e un conseguente innalzamento di criteri di sostenibilità da rispettare.

In tal modo le colture agroenergetiche si ridurranno e, in molti casi, diventeranno inopportune.

EFFICIENZA ENERGETICA

Anche questa revisione della direttiva del 2018 che modificava, a sua volta, quelle principali del 2010 e del 2012, risponde all’obiettivo dell’innalzamento di standard di decarbonizzazione previsti dalla Climate Law approvata nel 2020, in piena pandemia, per ribadire che, nonostante l’emergenza del Covid, l’Europa non rinunciava, anzi rilanciava, il Green Deal lanciato solo pochi mesi prima.

Gli Stati membri hanno presentato i Piani Nazionali Energia e Clima (PNEC) e, però, perciò l’orizzonte delineato va adeguato e perciò si decide che i consumi siano ulteriormente ridotti del 9% e dunque si chiede:

una riduzione dei consumi primari del 36% e dei consumi finali del 39% (anziché l’attuale obiettivo del 32%).

Questi obiettivi sono molto impegnativi e non tengono conto (e questa è un’osservazione critica sull’Italia) dei risultati già raggiunti, con grande impegno, da alcuni Paesi.

I nuovi target di riduzione valgono per tutti, al di là di quanto già fatto.

Saranno più numerosi i soggetti che dovranno rispettare misure “binding”.

Anche gli enti pubblici, centrali o locali, dovranno operare un 3% annuo di ristrutturazioni del loro patrimonio edilizio.

Sarà anche più severo il campo delle misure considerate, ad esempio non saranno ritenute misure di efficientamento quelle che pur realizzano qualche efficienza, ma con combustibili non rinnovabili, tranne il passaggio verso il gas per il teleriscaldamento.

In questa proposta si è discusso sull’opportunità di inserire norme che legassero l’obbligo di raggiungere una classificazione sull’efficienza degli edifici (dalla G alla AA), alla possibilità, a partire da una certa data, di affittare o vendere.

Si vorrebbe, insomma, stabilire che un edificio, non efficientato secondo una certa scala di classificazione, non potrebbe essere oggetto di transazioni di vendita o affitto.

Ma questa ipotesi è caduta anche nelle proposte della Commissione, come ha sostenuto pubblicamente l’On. Toia: “Non è obbligando i cittadini a fare lavori di ristrutturazione che spesso richiedono un ingente investimento che possiamo pensare di promuovere gli obiettivi di efficientamento energetico del nostro patrimonio immobiliare. Quindi sono da respingere le ipotesi, al momento solo delle fughe di notizie non confermate, che la Commissione europea possa proporre misure di questo tipo nella revisione della Direttiva sulla prestazione energetica degli edifici, o che si possa arrivare al divieto di vendita o di affitto. Il lavoro della commissione Industria, Ricerca ed Energia e del Parlamento europeo nel suo complesso dovrà andare in un altro senso. I cittadini che non hanno le risorse necessarie vanno sostenuti e accompagnati, non esclusi dal mercato e dal godimento dei propri diritti di proprietà. Su questo saremo fermi.

Allo stesso tempo però va respinta la strumentale retorica sovranista ed euroscettica che considera un'ingerenza indebita, il frutto della “follia degli euroburocrati” e un attacco alla casa degli italiani una direttiva che ha per obiettivo quello di applicare i target ambientali ampiamente e democraticamente confermati dall'Italia in tutte le sedi opportune, con governi di ogni colore politico, oltre che richiesti a gran voce da una generazione di giovani italiani. Il valore del patrimonio immobiliare degli italiani si difende investendoci risorse e rendendolo più energeticamente efficiente. In questo modo da una parte si garantiscono minori emissioni nocive per l'ambiente e minore consumo e spreco di energia, dall'altra fanno sì che le bollette energetiche siano meno care. L'efficienza energetica degli edifici è uno mezzo per proteggere i gruppi sociali più vulnerabili, combattere la povertà energetica e difenderci dalle impennate dei prezzi dell'energia come quella che stiamo vivendo”.

TASSAZIONE SULL’ENERGIA

Il terzo importante provvedimento della parte “energia” del pacchetto riguarda la tassazione.

Se si vogliono orientare gli usi energetici da fonti fossili alle rinnovabili, anche la leva fiscale può aiutare.

Il ricorso all’uso di carburanti come il petrolio deve essere disincentivato e per questo, per dare più possibilità a fonti meno tradizionali, meno sostenute e, perciò, meno presenti sul mercato, occorre una azione di riequilibrio del “posizionamento” del mercato.

Occorre insomma avere un “level playing field” nel mercato interno energetico con sostegno all’Erario pubblico.  

Per questo la Commissione propone innanzitutto di eliminare le copiose sovvenzioni di cui godono ancora in alcun Stati le fonti fossili per certi settori (ad esempio il trasporto pubblico locale).

Poi si tratta di cancellare le sostanziose esenzioni ancora in essere per queste fonti energetiche e, infine, ma in questo caso gradualmente nel corso di 10 anni, di elevare la tassazione dei carburanti fossili.

Si dovrà definire uno schema/graduatoria delle diverse fonti e decidere aliquote crescenti dalle rinnovabili all’elettricità al fossile.

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