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La newsletter degli Eurodeputati PD - Marzo 2019

L'editoriale di Patrizia Toia (marzo 2019) - Il tempo dei compromessi al ribasso sull’ambiente è finito. Una nuova generazione è scesa in piazza per salvare la Terra dal cambiamento climatico. Sono giovani, sono ambiziosi e non conoscono confini. Altro che onda sovranista e ripiegamento nelle identità nazionali !

Con buona pace di tanti commentatori, la politica europea non sarà sconvolta da un drappello di partiti di estrema destra destinati a essere solo una minoranza rumorosa, ma da una nuova generazione di giovani che hanno problemi ben più urgenti della rivendicazione del primato dei piatti tipici della propria regione. Si tratta di una novità benvenuta per noi eurodeputati Pd, per noi progressisti ed europeisti e per tutti quelli che come noi in questi anni hanno lottato nella convinzione che problemi sovranazionali hanno bisogno di risposte sovranazionali e che non c’è benessere senza una transizione rapida verso un’economia sostenibile.

La politica però non può limitarsi alla protesta, ma deve tradurla in scelte concrete, in testi e norme vincolanti che possano fare la differenza. Per questo giovedì, ventiquattr’ore prima di scendere in piazza a manifestare insieme agli studenti per obiettivi più ambiziosi nella lotta al cambiamento climatico, a Strasburgo ho votato anch’io, insieme ai colleghi del Pd e del Gruppo dei Socialisti e Democratici, la risoluzione del Parlamento europeo per chiedere un Piano dell’Ue a lungo termine per la riduzione delle emissioni di Co2. Vogliamo accelerare la riduzione delle emissioni prevista per il 2030 e vogliamo avere la certezza di arrivare all’impatto zero entro il 2050.

Il testo è passato a larga maggioranza con 369 voti favorevoli, 116 contrari e 40 astensioni. E’ la risposta di noi eurodeputati alla comunicazione della Commissione europea del 28 novembre che, in vista dell’approvazione entro il 2020 della Piano Ue per il rispetto dell’accordo di Parigi sul Clima, proponeva otto possibili percorsi, con differenti livelli di ambizione. Non ci sono otto possibili percorsi, ma solo uno, abbiamo risposto dall’aula di Strasburgo. Se vogliamo raggiungere l’obiettivo di limitare il riscaldamento climatico a 1,5 gradi, come previsto dall’Accordo di Parigi, dobbiamo scegliere gli obiettivi più ambiziosi.

Non è la prima volta che noi eurodeputati lottiamo per innalzare i target ambientali dell’Ue, o per renderli legalmente vincolanti, negoziando con i Governi che regolarmente ritoccano al ribasso le cifre. E’ la differenza tra il cosiddetto “metodo comunitario”, cioè i cittadini europei che scelgono in quanto cittadini, e il “metodo intergovernativo”, cioè i cittadini europei ingabbiati in un’anacronistica partita a risiko tra gli interessi di italiani, tedeschi, francesi ecc. La novità è che questa volta al nostro fianco ci sono centinaia di migliaia di giovani. Da oggi sarà più difficile per i Governi respingere le nostre richieste nelle riunioni a porte chiuse del Consiglio.

Non valgono neanche le vecchie ragioni sulle necessità dell’economia. Come vicepresidente della commissione Industria, Ricerca ed Energia so bene che la corsa alla sostenibilità è oramai il fattore principale di competitività globale e il criterio con cui si deciderà il futuro del nostro settore manifatturiero e del nostro benessere economico. Le stime indicano che la transizione verso un regime a zero emissioni di gas serra può potenzialmente creare 2,1 milioni di posti di lavoro aggiuntivi nell’Ue entro il 2050.

A questo punto non ci sono più scuse, ci sono solo le scelte da ciascuno di noi dovrà fare secondo coscienza.

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