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Women & Digital Jobs in Europe

Pochi lo sanno ma la prima programmatrice di computer al mondo risale alla prima metà dell’Ottocento. Si chiamava Ada Lovelace Byron, era figlia del poeta Lord Byron ed era una brillante matematica. Fu lei a rendere programmabile la “macchina analitica” ponendo le basi della programmazione moderna e spingendosi a prefigurare il concetto di intelligenza artificiale. Nel 1979 il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha dato il nome di ADA a un linguaggio di programmazione agevole ed efficiente.

Purtroppo però poi la storia della tecnologia digitale è stata una storia essenzialmente di uomini. Nella rivoluzione dei computer nata nella Silicon Valley figurano pochissime donne e ancora oggi sono troppo sbilanciati i numeri sulla parità di genere nei corsi di ingegneria e Ict nelle università e nelle percentuali di programmatrici o fondatrici di start up digitali. Si tratta di una tendenza che sta cambiando ma troppo lentamente, vista la centralità delle tecnologie informatiche.

Negli ultimi trent’anni il digitale ha rivoluzionato ogni aspetto della nostra vita, dall’economia, alla politica alla sfera privata. Molti studi indicano che in un futuro prossimo il cambiamento tecnologico farà sparire milioni di posti di lavoro, creandone altri milioni ma solo per chi avrà le necessarie competenze. In questa rivoluzione che sta scardinando le strutture economiche e sociali del passato le tecnologie informatiche offrono enormi possibilità per le donne e per la parità di genere, ma insieme alla possibilità ci sono anche molti rischi. Si pensi solamente al telelavoro, che da una parte permette alle donne di conciliare vita privata e professionale come mai prima, ma dall’altra rischia di diventare una nuova forma di segregazione in cui alle donne lavoratrici si impone di stare a casa.

Oppure si pensi ai social, che se da una parte sono una forma di espressione e organizzazione che permette di dare voce alle minoranze o a chi ha meno potere nella società, ma dall’altra sono diventate uno strumento di cyberbullismo sessista. Si tratta di un tema importante su cui al Parlamento europeo a Bruxelles abbiamo voluto confrontarci con le protagoniste e le esperte del mondo digitale italiano e europeo, per raccoglierne le idee, i suggerimenti e le critiche.

L’Unione europea infatti da tempo si è data l’obiettivo di incoraggiare e guidare il cambiamento tecnologico con strumenti come la Strategia europea per il mercato unico digitale o il programma per la ricerca Horizon Europe. Noi eurodeputati Pd siamo convinti che in tutte queste politiche si debba riflettere l’obiettivo della parità di genere e in questa legislatura ci siamo battuti per inserire nelle normative comunitarie relative al digitale e all’innovazione l’attenzione alle donne.

I risultati si possono vedere nelle possibilità offerte alle donne ricercatrici e imprenditrici nel programma Horizon Europe. Ma la situazione è in costante evoluzione e bisogna tenere alta l’attenzione su questi temi.


SCARICA LA PUBBLICAZIONE A CURA DI PATRIZIA TOIA: "WOMEN & DIGITAL JOBS IN EUROPE"





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