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Giornata internazionale per la violenza contro le donne

Oggi, 25 novembre, celebriamo la Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le Donne. L’Assemblea dell’ONU scelse questa data in ricordo dell’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981 per ricordare il brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal considerate un esempio di donne rivoluzionarie per l'impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo, all´epoca dittatore della Repubblica Dominicana. Nel corso dei decenni il movimento internazionale per la promozione della piena parità e partecipazione delle donne nella società è cresciuto e ha contribuito a cambiare le norme di molti Paesi, incluso il nostro.

Si tratta di un percorso segnato da successi e sconfitte, mi riferisco ad alcune aree del mondo in cui ancora la violenza contro le donne, in modo palese o strisciante, continua a essere affermata per legge.
 
Anche in Europa c'è ancora molto da fare. Penso alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla Prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, meglio conosciuta come Convenzione di Istanbul. Questo documento, approvato nel 2011 dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, definisce in maniera esaustiva le diverse forme di violenza che possono colpire le donne e si propone di salvaguardare e supportare le vittime oltre a impedire l’impunità dei colpevoli. Nel marzo di quest´anno come Parlamento Europeo abbiamo formalmente richiamato i ben 11 Stati membri dell’Unione che ancora non avevano ratificato la Convenzione. Di questi soltanto Croazia, Grecia e Lussemburgo hanno dato seguito alla richiesta. Altri Stati, tra i quali l´Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia e Bulgaria continuano a tenere il punto e si oppongono a che l’Unione Europea abbia competenza per quanto riguarda l’ordinamento interno degli Stati membri e delle loro società. Una dichiarazione a dir poco inaccettabile, dal momento che l’Unione Europea lavora alla difesa dei diritti di tutti i suoi cittadini a prescindere dallo Stato membro di provenienza.

Negli ultimi anni il lavoro dell’Europa contro la violenza di genere è proseguito senza sosta. Tra le numerose iniziative di sollecitazione e proposta da parte del Parlamento europeo segnalo in particolare la relazione sulle misure per prevenire e contrastare il mobbing e le molestie sessuali sul posto di lavoro, nei luoghi pubblici e nella vita politica di cui è stata relatrice la collega Pina Picierno. È necessario che le Istituzioni europee si adoperino affinché vi siano definizioni comuni sulle diverse forme in cui può presentarsi la violenza contro le donne quali il mobbing e le molestie sessuali. Occorre anche un numero maggiore di studi del fenomeno, ancora troppo poco indagato. Uno di questi, curato dal servizio di ricerca del Parlamento europeo, riguarda le forme di violenza e abuso sessuale domestico nei confronti di bambine e ragazze e la cui uscita, recentissima, coincide felicemente con la Settimana Europea per i Diritti dell’Uomo e la Giornata Mondiale dei Diritti dei Bambini (20 novembre). Lo studio raccomanda agli Stati di garantire adeguata attenzione a tutti i tipi di abuso sessuale infantile attraverso politiche e finanziamenti che permettano la prevenzione, identificazione e gestione del problema e parallelamente promuovano la sensibilizzazione della società verso la de-colpevolizzazione della bambina abusata.

Sfortunatamente in Italia i dati sono ancora estremamente preoccupanti. Lo dimostra il Rapporto sull´Indice di uguaglianza di genere 2017 dell’EIGE (Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere) secondo il quale l’Italia si posizionerebbe al 14̊ posto in Europa rispetto alle pari opportunità e indietro rispetto alla media europea. Il 27% delle donne italiane ha subito violenza fisica e/o sessuale prima di compiere 15 anni e, dato ancora più scoraggiante, sono quelle che denunciano meno in tutta Europa (solo nel 15% dei casi).

Se poi si rivolge specifica attenzione all’ambito lavorativo la situazione diventa ancora più grave: negli ultimi tre anni 425mila donne hanno subito molestie sul proprio posto di lavoro, quelle di tipo verbale restano ancora le più diffuse, e in più di 167mila casi queste molestie sono sfociate in episodi di ricatto sessuale (dati Istat, 2016).

Possiamo e dobbiamo però guardare positivamente all’impegno della società civile che negli ultimi anni ha cominciato a partecipare a questa giornata attraverso iniziative culturali e manifestazioni. Ricordo in modo particolare quella del 26 novembre 2016 che ha visto scendere in strada a Roma 200mila donne riunite intorno alla sigla NonUnaDiMeno.

Mi auguro che la manifestazione di quest´anno non sia solo un successo temporaneo ma si traduca in azioni e provvedimenti di tutte le istituzioni, soprattutto di quelle nazionali, nel prosieguo del cammino verso l´eliminazione di ogni forma di violenza contro le donne.
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