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La newsletter degli Eurodeputati PD - Sessione plenaria 25-28 Marzo 2019

L'editoriale di Patrizia Toia (Sessione plenaria 25-28 marzo 2019) - Chi lo avrebbe detto: l’Unione europea non solo non è morta, come avevano pronosticato con assoluta certezza tanti euroscettici, ma è diventata oramai il punto di riferimento globale nella giurisdizione sulle nuove tecnologie. Sì, proprio la vecchia Europa, quella che secondo la propaganda è fatta da euroburocrati in giacca e cravatta che discettano di regole rigide e fuori dal mondo, mentre nella Silicon Valley giovani illuminati in maglietta e scarpe da ginnastica si inventano il futuro giocando a ping pong in ufficio.

E’ questa l’idea di fondo, radicata nelle coscienze di molti cittadini europei disinformati, su cui hanno fatto leva i colossi del web per cercare di fermare la direttiva sul copyright che invece abbiamo approvato in via definitiva in questa sessione plenaria. Più che dagli argomenti razionali o dalle fake news, alcuni giovani si sono fatti fuorviare da un’idea dell’Europa e del resto del mondo sbagliata. Purtroppo questa è un’idea che in parte è diffusa anche tra chi si dice europeista, ma non perde occasione di ripetere che l’Unione europea com’è ora è tutta sbagliata e da rifare. Eppure ci sono diverse materie su cui basta informarsi un po’ capire come stanno veramente le cose.

Della leadership globale dell’Ue sull’ambiente e sul clima abbiamo parlato due settimane fa, quando a Strasburgo abbiamo approvato la strategia per arrivare a zero emissioni nel 2050 e poi alcuni governi nazionali, tra cui quello italiano, hanno affossato la proposta. Dopo l’accordo sul clima di Parigi nel 2015 qualcuno fuori da Bruxelles ha iniziato ad accorgersi che l’Unione europea ha un ruolo da giocare nel mondo. Anche se in Italia pochi sanno, ad esempio, che una delle legislazioni più importanti dell’Ue, usata come punto di riferimento in tutto il mondo, la normativa sulla chimica REACH, è stata fatta dall’eurodeputato Pd Guido Sacconi.

Ancora meno persone si sono accorte che sulle normative delle nuove tecnologie l’Unione europea è sempre di più un’avanguardia a livello globale e un modello alternativo alla dittatura orwelliana della Cina e alla dittatura delle lobby private degli Stati Uniti. In questa legislatura al Parlamento europeo abbiamo approvato le norme per difendere la net neutrality, il diritto a non discriminare la velocità delle connessioni degli utenti di Internet a secondo di quanto pagano e cosa fanno. All’inizio gli Stati Uniti di Obama erano dalla nostra parte, poi è arrivato Trump e l’Unione europea è rimasta da sola a difendere la net neutrality.

Poi abbiamo approvato le norme sulla privacy, il GDPR (General Data Protection Regulation). Una rivoluzione che costringerà i colossi del web a rispettare i diritti degli utenti e che avrà ripercussioni su Internet a livello mondiale, visto che il regolamento è preso a modello in altre parti del mondo. Ora abbiamo approvato la direttiva sul copyright, per sancire il sacrosanto diritto a essere ricompensati per le proprie opere d’ingegno da parte di chi sulla diffusione e sullo sfruttamento di queste opere lucra miliardi, peraltro pagando pochissime tasse. Ora non è importante ripetere qui le ragioni per cui questa direttiva è un grande passo avanti, e non solo per gli europei, e non è quel bavaglio della rete che aveva descritto la disinformazione sovvenzionata dagli stessi colossi del web.

Quello è che importante è rendersi conto di quanto sia unica e preziosa la civiltà del diritto che abbiamo costruito in Europa, di quanto sia unico il nostro modello di economia sociale di mercato e di quanto sia prezioso questo patrimonio di pratiche, conoscenze e regole di democrazia e governance sovranazionale che chiamiamo Unione europea. E’ questo patrimonio pieno di storia che sta dando forma al futuro digitale del mondo ed è questo patrimonio che siamo chiamati a difendere dall’attacco sovranista il 26 maggio alle elezioni europee.

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