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Introduzione di Patrizia Toia - Il cibo non si butta. È un problema etico, economico, sociale e ambientale. Le leggi dell’economia di mercato non possono farci abdicare ai nostri doveri morali e politici. Da anni la questione è al centro dei dibattiti e delle denunce. Al Parlamento europeo abbiamo un intergruppo sull’economia sociale per affrontare questo tipo di roblematiche e oggi finalmente qualcosa si sta muovendo in Europa, anche grazie all’Italia. Il 19 agosto 2016 il nostro Paese ha approvato la legge sullo spreco alimentare che è diventata presto un modello di riferimento nell’Unione europea. Lo scorso 14 settembre, a un anno dall’entrata in vigore della nuova normativa, i dati hanno confermato che le donazioni da parte di imprese impegnate in vari settori della intera filiera economica sono sensibilmente aumentate grazie a una maggiore semplificazione burocratica e a puntuali disposizioni fiscali che incentivano chi sceglie di erogare beni a titolo gratuito. 

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La partita dell’Europa si gioca suitemi socialie i fondi Ue sono il principale terreno di gioco. La scorsa primavera al Parlamento europeo abbiamo commissionato a Eurobarometro un sondaggio per chiedere ai cittadini europei quali fossero le aspettative nei confronti dell’Ue. Tra il 9 e il 18 aprile sono stati interpellati oltre 27 mila cittadini in 28 Stati membri e i risultati sono stati pubblicati a giugno, poco dopo il referendum inglese sulla Brexit. I dati non lasciano adito a dubbi. Il primo ambito in cui l’azione dell’Ue è percepita come insufficiente e nel quale si chiedono azioni più incisive da parte di Bruxelles è quello attinente alla crisi economica e alle sue conseguenze sociali. Il 69% degli intervistati ritiene che l’azione dell’Unione europea nella lotta alla disoccupazione sia insufficiente e il 77% vorrebbe che l’Ue intervenisse di più nella materia. 

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Il costante aumento del costo delle bollette dell’elettricità rappresenta un problema per i consumatori e per le aziende in tutta Europa. Nel frattempo, quella che è l’enorme sfida di decarbonizzare il sistema energetico, si traduce in una maggiore pressione sui prezzi. Riuscire a trovare un modo efficacie per aiutare i cittadini ad individuare gli sprechi energetici mostrando loro in che modo possono mutare le proprie abitudinaria presenta una sfida politica e culturale,  oltrechè una strategia cruciale per il nostro modello di sviluppo. 

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Le piccole e medie imprese in Europa rappresentano il 99% delle aziende, producendo il 58% del totale del valore aggiunto dell’Unione europea.Sono quindi un motore chiave per la crescita economica, l’innovazione, l’occupazione e l’integrazione sociale. L’Europa ha da tempo riconosciuto il ruolo chiave di questi soggetti e, attraverso l’attività della Commissione Europea, mira a migliorare il contesto delle attività per le PMI, per consentire loro di realizzare a pieno il proprio potenziale nell’economia globale di oggi. 

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© 2017 Patrizia Toia