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La newsletter degli Eurodeputati PD - Febbraio 2019

L'editoriale di Patrizia Toia (febbraio 2019) - Il dibattito a Strasburgo con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha sollevato un polverone di polemiche, ma alcune cose fondamentali sono passate inosservate sulle critiche degli eurodeputati. No, non sono stati “attacchi scomposti” all’Italia, ma una risposta stizzita da parte dei colleghi degli altri Paesi a una presa in giro del Parlamento europeo non degna di un grande Paese fondatore dell’Ue. Capisco l’orgoglio ferito di tanti in Italia perché a nessuno, e nemmeno a me, fa piacere vedere il proprio capo del Governo umiliato in quel modo, ma questo sentimento deve farci aprire gli occhi su chi mandiamo a rappresentarci in Europa e nel mondo, non accecarci ancora di più.
 
Sulla vicenda di Conte a Strasburgo è ora di dire le cose come stanno, perché quello che è stato raccontato in Italia è molto distante da quello che è stato vissuto nell’aula della plenaria. Non so se è colpa della nuova televisione pubblica a guida sovranista. Perché è stata una presa in giro? Perché il premier è venuto a Strasburgo a fare un’esibizione retorica di europeismo altisonante, mentre tutti conoscono le tesi delle forze che lo sostengono, e a spacciare per grandi “novità” delle misure che abbiamo proposto e approvato con il voto sempre contrario delle forze oggi al governo. E’ questa la contraddizione che ha indignato i parlamentari europei.
 
Fa un certo effetto sentire Conte definire un “impulso prezioso” il Piano Juncker degli investimenti se sei un eurodeputato che ha speso gli ultimi cinque anni in riunioni interminabili per definire obiettivi e risorse del Piano e sei già indignato per il voto sempre contrario degli eurodeputati grillini e leghisti.
 
Per alcuni colleghi è stato il risultato di una vita quando a giugno 2017 il Parlamento europeo ha votato il piano di investimenti per l’Africa ed è ancora una ferita che brucia il voto contrario gli eurodeputati leghisti, quelli che vogliono “aiutarli a casa loro”, e l’astensione dei grillini. Come si sono sentiti quando Conte ha rimproverato l’Ue col tono da maestrino perché non ci sono abbastanza fondi per l’Africa? E quando ha detto che serve “un’Europa forte e coesa” e che bisogna “sfruttare tutte le opportunità di cooperazione” in materia di difesa comune, mentre nell’aula di Strasburgo lo sanno tutti che è lo stesso governo Conte che ha deciso di non partecipare alla Forza di intervento rapida dell’Ue, avviata da nove Paesi. Viene da chiedersi se lui sia al corrente, visto che ancora ieri definiva “novità” le sue proposte.
 
E come rispondere quando il capo del Governo, che ha accetto in cambio di “accordi volontari” di affossare in Consiglio la riforma di Dublino, votata dalla maggioranza del Parlamento europeo dopo anni di lavoro, rimprovera l’Europa di poca lungimiranza sull’immigrazione perché serve “una soluzione strutturale” che esca dalla logica dell’emergenza? Come non indignarsi quando si sente il premier che rappresenta Lega e Movimento 5 Stelle invitare gli eurodeputati a “non cedere a logiche nazionaliste o regionaliste? Oppure quando spiega che bisogna limitare le “conseguenze negative della Brexit” mentre ad ascoltarlo in quel momento nella stessa aula ci sono gli eurodeputati della sua maggioranza grillina che siedono ancora oggi nel gruppo guidato dall’euroscettico Nigel Farage?
 
La verità è che Farage è inviso a molti ma almeno gli si riconosce il coraggio di esprimere le sue idee. Un coraggio che manca a Lega e 5 Stelle che, dopo aver per chiesto per anni l’uscita dell’Italia dall’euro e aver bocciato qualsiasi misura votata al Parlamento europeo, ora mandano il presidente del Consiglio a Strasburgo a dire che ci vuole più Europa!!! Anche se qualche volta abbiamo apprezzato il tentativo di Conte di dare un volto più istituzionale alle forze politiche che lo sostengono, dobbiamo riconoscere che oramai in Europa ha perso credibilità. Il guaio è che si vede a chilometri di distanza che Conte non crede alla retorica sovranista che usa per necessità e che alterna disinvoltamente a un europeismo di maniera. Comunque noi eurodeputati ci siamo limitati a critiche di merito, anche per rispetto istituzionale.

Per questo ora dal Presidente del Consiglio ci aspettiamo risposte e non il solito mantra “loro sono il vecchio e noi siamo il nuovo”, che oramai è solo un velo che non copre più le sue contraddizioni. Da parte nostra, sia chiaro, lavoriamo per la credibilità del Paese e perché l’Italia per il suo stesso bene torni protagonista in Europa.

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