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La newsletter degli Eurodeputati PD - Novembre 2018

L'editoriale di Patrizia Toia (novembre 2018) - La Brexit ci riguarda tutti, e in Italia riguarda alcuni più degli altri, chi per la complicità con l’euroscetticismo britannico, chi perché a causa sua finirà per perdere il lavoro. Mentre osserviamo dispiaciuti lo svolgersi di questa tragedia shakespeariana dobbiamo riconoscere che c’è del metodo in questa follia: è il sovranismo teorizzato e applicato con tutte le sue conseguenze disastrose.
 
Conseguenze che pagheranno anche gli italiani, e non solo quelli che vivono in Gran Bretagna. Innanzitutto l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea significa che viene a mancare al bilancio comunitario un Paese contributore netto, con un ammanco di 10-11 miliardi all’anno. Il risultato è che ora invece di aumentare significativamente come dovremmo lo striminzito bilancio pluriennale dell’Ue, pari ad appena dell’1% del Pil, per il periodo 2021-2027 riusciremo ad aggiungere a fatica solo qualche zero virgola e dovremo tagliare qualche fondo europeo per coprire il buco lasciato da Londra.
 
Martedì il Parlamento europeo ha approvato la sua proposta per un bilancio all’altezza delle aspettative dei cittadini europei. La cosa incredibile è che gli eurodeputati grillini hanno votato contro perché giudicano “inaccettabili” i tagli alla politica agricola comune e al Fondo sociale europeo. Peccato però che questi tagli siano il risultato della Brexit portata avanti dal loro alleato e capogruppo al Parlamento europeo Nigel Farage. Lo stesso che mentre con la Brexit rovina il futuro ai giovani inglesi assicura ai propri figli il passaporto tedesco. Del resto i sovranisti nostrani hanno sempre appoggiato con entusiasmo la Brexit, senza spiegare ai propri elettori italiani che saranno anche loro a pagarne il prezzo, oltre che gli inglesi. Dopo il referendum inglese del 2016 Matteo Salvini aveva esultato su Twitter: “Evviva il coraggio dei liberi cittadini! Cuore, testa e orgoglio battono bugie, minacce e ricatti.
 
Grazie Uk, ora tocca a noi. #Brexit». Anche il Movimento 5 Stelle aveva colto l’occasione per ribadire la propria linea: abbiamo “sempre creduto che a dover decidere sulle questioni decisive debba essere il popolo, infatti abbiamo raccolto le firme per il referendum sull’euro per far decidere gli italiani sulla sovranità monetaria”. Quello che non hanno spiegato è che lasciare l’euro, oltre ad essere una follia autolesionista, non è possibile secondo i Trattati senza lasciare anche l’appartenenza all’Unione europea. Ancora a luglio di quest’anno dalle colonne del Sunday Times Salvini aveva esortato Theresa May a essere più dura nei negoziati con l’Ue.
 
Insomma, prima gli inglesi! In Italia intanto con la Brexit, e soprattutto in caso di “Hard Brexit”, saranno molte aziende a chiudere battenti o a dover licenziare. Con un valore superiore ai 3 miliardi di euro, infatti, il Regno Unito rappresenta il quarto mercato per l’export agroalimentare italiano ma il primo per Prosecco (4 bottiglie su 10 esportate finiscono in questo Paese), pelati e polpe di pomodoro (20% dell’export a valore).
 
Cifre simili riguardano anche le esportazioni di Parmigiano. Un think tank tedesco, Institut der deutschen Wirtschaft (Istituto dell’Economia Tedesca, IW), ha stimato che in caso di uscita della Gran Bretagna senza accordo le esportazioni dalla Ue al Regno Unito calerebbero del 50,4%; quelle da Londra alla Ue si ridurrebbero di 47 punti percentuali. L’Italia sarebbe più o meno in media: -47,4%. Solo un assaggio dei danni che i sovranisti potrebbero fare in Europa se i cittadini inglesi, italiani ed europei non si mobiliteranno tutti insieme alle elezioni europee di maggio e non difenderanno col voto il proprio benessere e le proprie libertà.

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