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LA NEWSLETTER DEGLI EURODEPUTATI PD - OTTOBRE 2018

L'editoriale di Patrizia Toia (Ottobre 2018) - Quando un Paese come il nostro ha così tanto bisogno del sostegno dell’Unione europea non è una buona idea provocare ogni giorno i rappresentanti dell’Ue, anche con insulti beceri, e poi presentarsi a Strasburgo con un astratto piano di riforme dell’eurozona, come ha fatto il ministro Savona.
 
Il problema è che accanto a proposte non nuove (il Parlamento europeo ha votato importanti risoluzioni al riguardo) il suo documento contiene anche qualcosa di ambiguo e subdolo.
 
La sua ipotesi di alleggerimento del peso del debito attraverso una garanzia europea è espressamente un “riscadenzamento” e quindi un mancato rispetto dei tempi e degli impegni nei confronti degli investitori. Dal punto di vista tecnico si tratta di un default che nasconde la minaccia di far saltare in banco della zona euro, rovinando gli italiani innanzitutto.
 
Per fortuna della pericolosità di questa proposta per ora ce ne siamo accorti solo noi eurodeputati italiani, perché se non vado errata a Strasburgo Savona non ha avuto contatti con esponenti di altri Paesi. In ogni caso per poter presentare le sue idee sulle riforme il ministro degli Affari europei ha scelto di ignorare tutti i dossier su cui noi eurodeputati abbiamo bisogno di un dialogo costruttivo con il governo, dal bilancio ai fondi di coesione e della politica agricola, dalle riforme sull’energia al programma Horizon per la ricerca e l’innovazione.
 
Il ministro ha dimostrato di non conoscere e di non voler conoscere tutti gli importantissimi temi in via di negoziato a Bruxelles su cui gli altri governi ci hanno già fatto sapere le proprie posizioni. E’ stato un incontro veramente surreale che è sembrato un dibattito “dell’Accademia Dei Massimi Sistemi” mentre attorno divampa un incendio. Invece di fare il lavoro per cui è pagato dai contribuenti italiani Savona ha presentato il suo documento “Politeia” che, dietro una verbosa e ampollosa discettazione sui principi economici, propone nei fatti di mandarci in bancarotta con l’aiuto della Bce.
 
Per bocca dello stesso Savona poi il governo ha ammesso che la pace fiscale è un condono di fronte al quale “servirà turarsi il naso”. L’ennesimo via libera all’evasione giustificato con la teoria del fustino dixan applicata alle pensioni. Paghi uno, prendi due. Anche se è solo fantapolitica. Per un pensionato in uscita non avremo due giovani al lavoro, ma solo due giovani più indebitati.
 
Al ministro ho chiesto di fare chiarezza sulle dichiarazioni inaccettabili del presidente della commissione Bilancio alla Camera, Claudio Borghi, che martedì ha fatto impennare lo spread affermando che l’Italia starebbe meglio con una sua moneta. Savona ha ripetuto che il suo governo non vuole uscire dall’euro, ma non ha detto se condivide l’affermazione di Borghi, né se resterebbe a favore dell’appartenenza all’euro anche in caso di crisi finanziaria. La sua è stata una riposta volutamente e furbescamente reticente a cui ha peraltro aggiunto di essere “stanco” di dover ripetere ogni volta la sua fede nella moneta unica europea.
 
Forse non ricorda più le sue lezioni quando fino a poco tempo fa andava in giro a illustrare la sua “Guida pratica all’uscita dall’euro” in cui alla slide 26 si spiega che “le prime fasi di pianificazione per un’uscita dall’euro dovrebbero essere condotte in segreto”.
 
Insomma siamo di fronte a contraddizioni troppo grandi e la semplice presenza di Savona nella compagine governativa è percepita come un rischio da tutti gli investitori internazionali. Un rischio che stiamo pagando di tasca nostra a colpi di spread e interessi sul debito pubblico maggiorati.

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