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La newsletter degli Eurodeputati PD - Settembre 2018

L'editoriale di Patrizia Toia (Settembre 2018) - In Italia nessuno si faccia illusioni: sui valori europei della democrazia liberale e sul rispetto dello stato di diritto non si scherza, non si fanno sconti né compromessi. Chi in Italia pensa che basta rispettare i parametri sul deficit per potersi permettere ministri che considerano nulli gli atti giudiziari perché la magistratura “non è eletta dal popolo” mercoledì si è dovuto ricredere. Così come si è dovuto ricredere chi come il premier ungherese Orban pensa di poter promuovere l’idea della “democrazia illiberale” impunemente, perché protetto dalla sua appartenenza al Partito popolare europeo.
 
Mercoledì la richiesta del Parlamento europeo al Consiglio di attivare l’articolo 7 dei Trattati per monitorare ed eventualmente sanzionare le violazioni dello stato di diritto in Ungheria è stata approvata con 448 voti a favore, 197 contrari e 48 astensioni. Lo show di Orban, che il giorno prima è venuto in aula a Strasburgo per tentare una difesa in extremis, non ha funzionato. Persino le temerarie aperture ai sovranisti del candidato tedesco alla presidenza della Commissione, il leader del Ppe Manfred Weber, non sono servite a niente. Lo stesso Weber ha dovuto fare marcia indietro e votare con la grande maggioranza del Ppe contro Orban per evitare di restare isolato. 
 
Si tratta della prima volta nella storia dell’Unione europea che l’Europarlamento vota per l’attivazione dell’articolo 7 e, anche se al Consiglio i Paesi dell’Est probabilmente bloccheranno la procedura, si tratta di un segnale molto netto sul fatto che nell’Ue non c’è alcuna tolleranza per chi mette a repentaglio i valori democratici e lo stato di diritto, né condiscendenza per chi viola i diritti dei propri cittadini. Il segnale non dovrebbe essere sottovalutato dal Governo italiano e il presidente del Consiglio Conte dovrebbe chiarire subito da che parte sta l’Italia. In aula a Strasburgo infatti gli eurodeputati leghisti hanno votato a difesa di Orban, con lo scandaloso sostegno dei colleghi di Forza Italia, mentre gli alleati di governo grillini hanno votato contro.
 
L’Italia è un Paese fondatore dell’Ue ed è la terza economia dell’eurozona, non un piccolo Paese dell’Est appena uscito da decenni di dittatura, e non può permettersi ambiguità sui valori democratici.
 
In questa sessione plenaria la nostra delegazione di eurodeputati Pd è stata ovviamente compatta e protagonista nel condannare l’autoritarismo di Orban e nel dibattito di martedì ha rappresentato l’unica voce italiana a difesa dello stato di diritto in Europa, visto che i grillini hanno disertato l’aula in attesa di decidere cosa votare e hanno mantenuto un profilo così basso da scomparire. Nella campagna per le europee del 2014 avevamo promesso di lavorare per un’Unione europea che non fosse attenta
 
solo alle regole di bilancio e, coerentemente con questo impegno, in questa legislatura abbiamo approvato una risoluzione per chiedere un meccanismo di monitoraggio sullo stato di diritto che sia più flessibile e utilizzabile dell’articolo 7, che necessita l’unanimità degli Stati membri. Inoltre sosteniamo la proposta della Commissione sul prossimo bilancio settennale dell’Ue che prevede di tagliare i fondi strutturali ai Paesi che non rispettano lo stato di diritto.
 
In Italia è bene che non si tardi troppo a capire che questo è solo l’inizio di un processo che continuerà.
 
Per capire che l’accordo sull’Ilva andava confermato Di Maio ha fatto pagare agli italiani 80 milioni di euro di costi aggiuntivi. Per capire che le sparate sullo sforamento
 
dei parametri di bilancio fanno aumentare lo spread Salvini e Di Maio hanno fatto pagare agli italiani circa 4 miliardi interessi sul debito. Ora, quanto ci metteranno a capire che la strada del sovranismo e della “democrazia illiberale” ci porterà contro un muro? E soprattutto, quale sarà il prezzo che dovremo pagare?

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