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Le donne del Partito Democratico

Caro direttore,
raccolgo, come donna e come capodelegazione del Pd al Parlamento europeo, la domanda «dove sono le donne del Pd?», posta da Beppe Severgnini sul Corriere di ieri. Per correttezza dobbiamo subito dirlo: anche nel Pd, il partito che più di ogni altro ha difeso la parità di genere sia nelle politiche proposte e praticate quando era al governo e anche ora in Parlamento, sia nella rappresentanza a ogni livello, i risultati non sono sufficienti e soprattutto non rispecchiano le migliaia di Donne Democratiche, bravissime per preparazione e competenza che ogni giorno fanno politica nei circoli, nei Comuni, nelle Regioni e in Parlamento e si assumono grandi responsabilità.
 
Queste donne, meravigliosamente complete, hanno una famiglia, dei figli e un’occupazione, ma non rinunciano a coltivare la passione e l’impegnopolitico, nella maggioranza dei casi lontane dai riflettori e quindi spesso poco conosciute.Ad esempio il sindaco migliore del mondo, secondo il World Mayor Prize 2018, è la sindaca Pd di Ancona, Valeria Mancinelli. Il segretario metropolitano di Milano è, guarda un po’, una segretaria. E, per stare alla Lombardia, sono donne anche le segretarie di Lecco e di Lodi.

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Approvata la direttiva europea sul copyright

STRASBURGO, 26 MARZO 2019 - Una grande vittoria delle idee, della creatività, della cultura, del giornalismo e della qualità delle opere, quella di oggi al Parlamento europeo.” E’ il primo commento degli europarlamentari Pd al voto di oggi sul copyright.
 
“Abbiamo difeso il lavoro intellettuale e creativo, che va sempre remunerato, e l’occupazione giovanile, e stabilito che le grandi piattaforme hanno responsabilità sui contenuti e devono tutelare il diritto d'autore.
 
Noi eurodeputati del Partito Democratico - oggi in Parlamento europeo e non alla direzione nazionale PD a Roma, per compiere il nostro dovere qui - siamo stati determinanti nel far prevalere questa linea nel gruppo Socialisti & Democratici al Parlamento europeo.
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Ue: "Gravi le dichiarazioni di Tajani"

STRASBURGO, 14 MARZO 2019 - “Le dichiarazioni di Antonio Tajani  su Mussolini sono gravi e non possono essere considerate solo una gaffe per diverse ragioni. Innanzitutto perché sminuiscono la gravità e i crimini del totalitarismo, che non può avere attenuanti, con luoghi comuni che sono imperdonabili da parte di qualsiasi cittadino italiano.

In secondo luogo perché non provengono da un cittadino italiano qualunque, ma dal Presidente in carica del Parlamento europeo. Un Parlamento che è nato come risposta al disastro dei totalitarismi in Europa. Terzo, non si può ignorare il fatto che, in questo momento storico l’estrema destra è pericolosamente in crescita in molti Paesi europei e che in vista delle elezioni europee una parte del Ppe considera un’opzione praticabile l’alleanza con i sovranisti, così come avviene in Austria.
 
Bene ha fatto il nostro capogruppo  S&D Udo Bullmann, a censurare subito le dichiarazioni di Tajani. L’Europa è a un bivio e non possiamo assolutamente permetterci errori di valutazione storici o politici.”
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Primarie: PD riparte con Zingaretti, è il partito più vitale d’Europa

BRUXELLES, 4 MARZO 2019  - “Il grande successo di queste primarie, che hanno portato alle urne un milione e 800 mila persone, conferma l’eccezionalità del Pd in Europa, oltre che in Italia, dove resta l’unico partito capace di una tale mobilitazione aperta a tutti per la scelta del leader. Finlamente il Pd può ripartire con Nicola Zingaretti, che oggi è un leader forte e pienamente legittimato da un processo democratico con una partecipazione al di sopra delle aspettative.
 
E’ stata una prova di democrazia, di apertura e di vitalità che smentisce le fosche analisi di chi regolarmente annuncia la morte della democrazia o del progressismo. I numeri delle primarie svelano la farsa della democrazia diretta grillina, con Di Maio “eletto” con poco più di 30 mila consensi dei presunti votanti online, ma evidenziano anche la differenza netta con gli altri partiti europei che quando va bene e aprono le iscrizioni a tutti, come ha fatto il Labour inglese per l’elezione di Corbyn, arrivano a mobilitare poco più di 500 mila persone.

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