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LA PROPAGANDA E LA REALTA' SULL'IMMIGRAZIONE

NON E' VERO che per risolvere il problema dell'immigrazione irregolare basta “alzare la voce”.

Non c'è soluzione alla questione senza una collaborazione costruttiva con i Paesi di origine e di transito dei flussi. E non c'è collaborazione costruttiva con i Paesi di origine e di transito senza un pieno coinvolgimento dell'Ue. Salvini lo ha scoperto ieri in Libia con le porte che gli hanno chiuso in faccia e ora tenta la carta della disperazione chiedendo alle navi di lasciare affogare i migranti. Però fare una gara di crudeltà nel Mediterraneo con i trafficanti non è solo disumano ma anche inefficace. La Lega ha fatto promesse impossibili in campagna elettorale, dimenticando la lezione dolorosa che l'Italia ha imparato a Lampedusa nel 2013 davanti alle piccole bare dei bambini annegati, e ora non ha soluzioni alla questione immigrazione, se non continuare sulla strada di quanto fatto dai precedenti governi e dall'Ue. Si tratta di una verità imbarazzante che il ministro dell'Interno sta cercando di nascondere spettacolarizzando il braccio di ferro con le Ong. Facciamo appello ai giornalisti italiani affinché smentiscano con il fact checking le favole che vengono raccontate agli italiani.

Innanzitutto NON E' VERO che Salvini ha chiuso i porti agli immigrati. I porti italiani sono stati chiusi a qualche nave delle Ong ma gli immigrati salvati dalla nostra Guardia Costiera, che sono la grande maggioranza, continuano ad arrivare. Negli ultimi quattro anni l'82% dei salvataggi in mare sono stati fatti da unità militari. Lo scontro con le Ong una messa in scena costruita rischiando la vita degli esseri umani che stavano sulla nave Aquarius e oggi Lifeline e a cui purtroppo hanno creduto in molti. Intanto, mentre i telegiornali parlavano della nave Aquarius andata in Spagna, nella notte del 19 giugno a Pozzallo la Guardia Costiera ha fatto sbarcare 509 migranti a bordo della nave Diciotti.

NON E' VERO che c'è un'invasione. Grazie alla politiche dei precedenti governi e dell'Unione europea i flussi sono diminuiti nell'ultimo del 77% sulla rotta del Mediterraneo centrale e del 97%, rispetto al 2015, sulla rotta del Mediterraneo orientale. Il problema resta, non va negato, ma è un problema meno urgente di quanto non fosse due anni fa, che ha bisogno di soluzioni serie e che non può essere risolto dalla sera alla mattina.

NON E' VERO che l'Unione europea ci ha lasciati soli. Quando è iniziata la legislatura europea nel 2014 l'immigrazione era una materia di quasi esclusiva competenza degli Stati nazionali. Commissione e Parlamento europeo non erano titolati a fare niente perché così hanno sempre voluto i governi dell'Ue. Quando si dice che “l'Europa” ci ha lasciati soli bisognerebbe sempre spiegare che per Europa si intendono i singoli governi europei e non le istituzioni dell'Unione europea.

NON E' VERO che il problema immigrazione può essere risolto con più egoismo nazionale, con la fortificazione dei confini nazionali e con il sovranismo. Al contrario l'esperienza di questi anni ci ha dimostrato che i tanti risultati raggiunti nel ridurre e controllare i flussi migratori sono stati ottenuti grazie a iniziative europee, dagli accordi con la Turchia, fatti con soldi europei, ai 23 accordi di riammissione siglati dall'Ue con i Paesi di origine e transito dei flussi migratori, alla lotta contro i trafficanti che oggi è fatta dall'Ue con l'operazione Sophia e in tre anni ha portato all'arresto di 148 trafficanti e al sequestro di 550 imbarcazioni. Gli stessi risultati ottenuti dai Governi Renzi e Gentiloni nel ridurre i flussi da Libia e Niger, riconosciuti dallo stesso Salvini, sono stati possibili grazie alla collaborazione dell'Ue. Lo scorso 26 febbraio, ad esempio, l'Alto rappresentante Ue per la politica estera, Federica Mogherini, ha annunciato lo stanziamento di ulteriori 115 milioni di euro di fondi europei per proteggere i migranti in Libia e incoraggiare i rimpatri volontari. NON E' VERO che dobbiamo scegliere tra la nostra umanità e la nostra sicurezza.

NON E' VERO che al summit di domenica a Bruxelles l'Italia ha presentato una proposta nuova. Il piano pomposamente chiamato “European Multilevel Strategy for Migration” è un gigantesco bluff di cui si sono accorti tutti a Bruxelles, ma non tutti in Italia. I dieci punti del Piano che Conte ha avuto il coraggio di definire una proposta “completamente nuova” e che è “basata su un nuovo paradigma di risoluzione dei problemi della migrazione” è per la maggior parte un insieme di cose già dette da anni, in parte già approvate dalle istituzioni comunitarie e in parte già realizzate ottenendo i buoni risultati citati. Accordi tra Ue e Paesi terzi? Ne sono stati fatti 23, di cui 6 nuovi. Centri di protezione internazionale nei Paesi di transito? E' esattamente quello su cui sta lavorando l'Ue, anche con gli ultimi 115 milioni di euro stanziati dalla Mogherini, e quello che ci si ripropone di fare nella bozza del Consiglio del 28-29 giugno diffusa da Tusk prima che l'Italia presentasse il suo piano. Rafforzare le frontiere esterne? L'Ue ha già creato una guardia costiera europea di 1300 agenti con la possibilità per gli Stati membri, e quindi anche l'Italia, di chiedere un rinforzo di altri 1500 agenti in caso di vere emergenze. Superare il regolamento di Dublino e quindi il criterio di primo arrivo? E' esattamente quello quello che è stato fatto con i ricollocamenti che sono stati eseguiti (oltre 34 mila persone da Italia e Grecia) e quello che ha chiesto la Commissione e il Parlamento europeo con un meccanismo obbligatorio di ricollocamenti. La riforma di Dublino però è stata bloccata dai Paesi dell'Est che tanto piacciono a Salvini. Nel Piano Conte “alcune proposte hanno dettagliato delle cose che sono state fatte dal 2015”, ha ammesso il presidente Macron.

Quello che gli italiani non sanno però è che NON E' VERO che queste proposte sono la strategia dei partiti che hanno vinto le elezioni, Lega e Cinque Stelle, raccontando di avere la soluzione in tasca per la questione immigrazione. La realtà è che in questi quattro anni ogni passo avanti nello sforzo di rendere europea la politica di immigrazione è stato fatto con i voti contrari o le astensioni al Parlamento europeo di Lega e Cinque Stelle. L'ex eurodeputato e attuale ministro dell'Interno Salvini, ad esempio, ha votato contro il regolamento per integrare il sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari (8 febbraio 2018), ha votato contro i ricollocamenti da Italia e Grecia (17 settembre 2015), si è astenuto sulla riforma di Dublino che rende obbligatori i ricollocamenti (16 novembre 2017) dopo averla bocciata in commissione Libertà civili (19 ottobre 2017), si è astenuto sulla proposta di regolamento per l'istituzione di un sistema di registrazione dei dati di ingresso e di uscita relativi al respingimento di cittadini di Paesi terzi che attraversano le frontiere esterne (25 ottobre 2017), non ha votato sull'istituzione di un modello uniforme per i permessi di soggiorno rilasciati a Paesi terzi (13 settembre 2017), ha votato contro l'istituzione di una Guardia di frontiera europea (6 luglio 2016) e ha votato contro la relazione Kyenge sull'immigrazione in cui si chiedono quasi tutti punti del Piano Conte (12 aprile 2016).

Infine bisogna riconoscere al nuovo governo una cosa: NON E' VERO che sulla politica dell'immigrazione non ci sono novità. Il grande cambiamento, l'unico, è che invece di continuare a dare battaglia insieme alla Commissione europea, al Parlamento europeo e a Francia e Germania, che vogliono soluzioni europee sull'immigrazione, l'Italia si è alleata con i Paese dell'Est del Gruppo di Visegrad, guidati dal premier ungherese Orban, con i neonazisti austriaci e i conservatori bavaresi. Tutte forze che prediligono la fortificazione dei confini nazionali contro ogni solidarietà o azione comune europea. Una linea che se dovesse passare avrà come unico effetto di rinchiudere l'Italia all'interno dei suoi confini, trasformandolo nel campo profughi d'Europa, visto che gli sbarchi continuano, e che distruggerebbe la libera circolazione di Schengen, e con essa l'economia legata alle esportazioni interne da cui dipende tanta parte dell'economia italiana.

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