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LA CONDIZIONE DELLA DONNA IN BANGLADESH

La scorsa settimana, al Parlamento Europeo, tra gli incontri organizzati per la Giornata Internazionale della Donna, si è svolta una importante iniziativa per tenere alti i riflettori sul tema delle condizioni delle donne in Bangladesh.
 
La situazione delle donne in Bangladesh è drammatica sia in famiglia, come testimoniato dalla crudelissima pratica degli attacchi con l’acido, che nel mondo del lavoro. La loro partecipazione nel mondo del lavoro si concentra nel settore agricolo e in quello delle industrie dell'abbigliamento, in quest´ultimo la componente femminile è pari all’80% del totale degli impiegati. Le condizioni nelle fabbriche sono precarie e si assiste ad una sistematica privazione dei diritti sindacali fondamentali. E’ tristemente rimasto nella memoria di tutti il micidiale crollo dell'edificio del Rana Plaza, avvenuto del 24 aprile 2013 che provocò la morte di 1137 lavoratori, oltre 200 risultano tutt’ora dispersi.
 
Le donne che lavorano nelle fabbriche tessili per oltre dodici ore al giorno, spesso sono sottopagate. Le lavoratrici possono essere soggette ad una serie di malattie come mal di testa, problemi agli occhi, sordità e dolori muscoloscheletrici oltre che a depressione per il lavoro estremamente meccanico e monotono. A questo quadro desolante dobbiamo aggiungere che le donne sono spesso costrette ad affrontare maltrattamenti, molestie e violenze. Non sono rari i casi di lavoratrici che si trovano a subire molestie in fabbrica e che rischiano di essere violentate per strada, nel tragitto tra casa e lavoro.
 
Dobbiamo assolutamente aumentare gli sforzi volti a proteggere le donne e a migliorare la loro condizione innanzitutto sociale e poi lavorativa. Dobbiamo porre fine alla violenza di genere sul posto di lavoro, che viene perpetrata proprio in quelle fabbriche in cui i giganti della moda low cost producono abbigliamento, anche per noi europei. Dobbiamo lavorare sempre più come Unione Europea sulle catene di valore dell'abbigliamento sostenibile.
 
Anche il Bangladesh, nel 1995, fu uno dei Paesi sottoscrittori della piattaforma d'azione di Pechino -adottata dalla quarta Conferenza mondiale sulle donne-, la quale, ha sottolineato la necessità di riconsiderare le relazioni uomo-donna all'interno della società e ha affermato, come valore universale, il principio delle pari opportunità tra i generi e della non discriminazione delle donne in ogni settore della vita, pubblica e privata. Un grande passo formale che, in sostanza, deve ancora vedere una piena e reale attuazione. Il Parlamento europeo, anche in virtù dei rapporti e delle relazioni che intrattiene con il Bangladesh - specialmente sulla base di accordi di cooperazione sul partenariato e sullo sviluppo- si è formalmente impegnato per difendere i diritti delle donne laddove li vede violati.
 
Il rispetto e la promozione dei diritti umani e dei principi democratici sono il fondamento delle politiche interne e internazionali e costituiscono un elemento essenziale dell'azione esterna dell'UE, per questo, nella Risoluzione del 6 aprile 2017 sul Bangladesh, viene richiesto che le autorità bengalesi si impegnino realmente per conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile adottati a livello internazionale, in particolare al fine di ridurre le disuguaglianze e garantire la parità di genere e i diritti delle donne. Milioni di donne e ragazze in tutto il mondo sono assalite, picchiate, violentate, mutilate e persino uccise in quella che costituisce una terribile violazione dei loro diritti umani […]
 
Dobbiamo sfidare alla radice la cultura discriminatoria che permette a questa violenza di continuare. In questa Giornata Internazionale, chiedo a tutti i governi di mantenere le loro promesse per fermare ogni forma di violenza contro le donne e le ragazze in ogni parte del mondo, e invito tutti ad appoggiare questo importante obiettivo”. Faccio mio questo bel messaggio del 2012 pronunciato dal già Segretario Generale alle Nazioni Unite Ban Ki-moon per La Giornata Internazionale delle Nazioni Unite per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne.
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