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LA NEWSLETTER DEGLI EURODEPUTATI PD - FEBBRAIO 2018

L'editoriale di Patrizia Toia - Febbraio 2018 - Più Europa. E più politica in Europa. E’ questo il titolo del capitolo dedicato all’Unione europea del programma del Partito Democratico per le elezioni del 4 marzo. Significa che per noi è importante far avanzare il progetto di integrazione europea, ma è altrettanto importante cambiare passo, aumentando la legittimità democratica, la responsabilità di chi prende le decisioni e la capacità di ascoltare la voce dei cittadini. Questo significa un’Europa “più politica”. Lo abbiamo ribadito noi tutti eurodeputati Pd lo scorso 20 gennaio nel partecipatissimo evento a Milano “Il futuro si chiama Stati Uniti d’Europa” e lo ha ribadito il segretario del Pd Matteo Renzi nel suo discorso programmatico.
 
Per questo nella sessione plenaria a Strasburgo del Parlamento europeo di febbraio ci siamo battuti, tra le altre cose, per la creazione di liste transnazionali nelle elezioni europee e per il consolidamento del sistema del candidato di punta, o “spitzenkandidat” alla presidenza della Commissione. Le liste transnazionali avrebbero permesso di utilizzare una parte dei seggi lasciati vacanti dalla Brexit per “europeizzare” le elezioni europee e permettere l’elezione di 27 eurodeputati in collegi distribuiti su più nazioni. L’idea era anche di utilizzare le liste transnazionali per rafforzare il sistema dello spitzenkandidat, facendo in modo che il prossimo candidato alla presidenza della Commissione dovesse andare a cercarsi i voti dei cittadini Paese per Paese per essere eletto nella lista transazionale.
 
Se avessimo avuto le liste transnazionali alle elezioni europee del 2014 avremmo visto Jean-Claude Juncker e Martin Schulz, rispettivamente candidati di punta del Partito popolare europeo e dei Socialisti e Democratici, venire a spiegare le proprie idee a Porta a Porta, nel talk show francesi, tedeschi, spagnoli ecc. Significava fare un piccolo esperimento per bucare le bolle politico-mediatico nazionali in cui sono costretti a vivere i cittadini europei. E’ tutto lì il ritardo dell’Europa. Purtroppo la proposta non è passata, principalmente per l’opposizione massiccia del Partito popolare europeo, cioè degli eurodeputati conservatori che si dicono europeisti a parole ma poi preferiscono prendere ordini dai governi nazionali invece di rappresentare i cittadini che li hanno eletti.
 
La proposta comunque per ora è solo rimandata. Ad ogni modo nella plenaria di febbraio siamo riusciti a far passare il consolidamento del sistema dello spitzenkandidat. Prima di Juncker i presidenti della Commissione venivano scelti dai leader dell’Ue nelle solite riunioni a porte chiuse da cui escono quasi sempre accordi al ribasso a causa dei veti incrociati. Nel 2014 invece è stato sperimentato il sistema dello spitzenkandidat: è nominato alla presidenza della Commissione il candidato di punta del partito europeo che ha preso più voti.
 
Nel 2014 Juncker è stato nominato dai leader dell’Ue, e votato dal Parlamento europeo, perché era stato scelto come candidato di punta del Ppe che poi alle elezioni è risultato il primo partito. Così questa settimana abbiamo approvato la risoluzione con cui diciamo ai leader che vorrebbero tornare alle riunioni a porte chiuse che nel 2019 bocceremo qualsiasi nome che non sia stato scelto con sistema dello spitzekandidat.
 
Quando i cittadini andranno a votare per le elezioni europee di maggio del 2019 avranno il diritto di sapere chi stanno portando sulla poltrona più importante di Bruxelles. Sulla democrazia dell’Ue non si torna indietro.

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Newsletter Eurodeputati febbraio 2018


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