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  • SOCIALISTI E DEMOCRATICI

LA NEWSLETTER DEGLI EURODEPUTATI PD - NOVEMBRE 2017

L'editoriale di Patrizia Toia - Novembre 2017  "La crescita sta accelerando e la crisi sembra essere alle spalle, ma per tante famiglie i dati sul Pil non bastano e le condizioni di vita restano dure o comunque faticose. Serve un’economia diversa e serve un’Europa diversa, meno ossessionata dal rigore e più attenta al sociale, come quella di cui si discute questa settimana al Social Summit in Svezia. In discussione c’è “Pilastro Sociale” che poi dovrà concretamente tradurre quei propositi in atti efficaci. I dati Eurostat sul terzo trimestre diffusi questa settimana hanno sorpreso anche i più pessimisti. Il Pil italiano si avvia verso una crescita tendenziale dell’1,8%, il dato trimestrale più alto dal 2011. Iniziano a dare i loro frutti le riforme fatte in questi anni, sia in Italia con il Jobs Act e i bonus per dare potere d’acquisto ai consumatori, sia in Europa, con la flessibilità di bilancio e il piano di investimenti che ha beneficiato soprattutto il nostro Paese.
 
In poco più di tre anni in Italia sono stati creati quasi un milione di posti di lavoro, di cui la maggior parte a tempo indeterminato, ed è l’aumento di occupazione più rapido dai tempi del boom degli anni ‘50. Tutti questi dati positivi però non possono bastare. Innanzitutto perché l’economia italiana è ancora appesantita da tanti ritardi storici. In secondo luogo perché a livello europeo il cambiamento in atto che abbiamo imposto come Gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo e come eurodeputati Pd, insieme alla pressione dei Governi progressisti, non è ancora sufficiente a far sentire la differenza a molte famiglie. Il rischio di tornare alla vecchia Europa dell’austerità è sempre presente.
 
Basta vedere le dichiarazioni di questa settimana del commissario Ue Jyrki Katainen che, sbagliando “di brutto” i modi e i toni, ha rimproverato l’Italia di non aver ridotto abbastanza il deficit strutturale, come chiedeva la Commissione e come prevedeva il Fiscal Compact. Il Governo italiano invece ha scelto di rimandare il raggiungimento del pareggio di bilancio e di puntare sulla crescita e sui bonus ai lavoratori. Delle scelte sui cui si rischia di tornare indietro se l’anno prossimo ci sarà in Italia un governo inaffidabile e senza la forza necessaria a negoziare, come lo era quello di Berlusconi, che ci ha portato sull’orlo della bancarotta, e come lo sarebbe ancora di più uno con delle forze euroscettiche e populiste come grillini e Lega.
 
Nella nostra idea di Europa però non dovrebbe essere necessario battere i pugni sul tavolo ogni volta, come è stato costretto spesso a fare Renzi, per chiedere di dare le priorità a crescita e occupazione. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto dalla Commissione l’elaborazione di una serie di criteri sociali da monitorare, un vero e proprio “pilastro sociale dell’Ue”, di cui discutono i leader europei questa settimana in Svezia. D’ora in poi quando i Governi inviano le bozze di leggi di bilancio a Bruxelles non basterà valutarle sui parametri di deficit e debito, ma anche su quelli di povertà, educazione, occupazione, sanità e cultura.
 
Non si tratta di opporre dei criteri sociali a quelli economici, ma di avere un’economia più umana e più solida, perché alla fine l’economia è fatta di persone in carne ossa e che vivono, producono , lavorano e vogliono una società più solidale e coesa, cioè una comunità di persone, non numeri di una statistica o valori di un parametro! E’ ora di tenerne conto".

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Newsletter eurodeputatiPD novembre2017


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