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Questa settimana i ministri del lavoro europei hanno dato il via libera alla proposta di creare un “Pilastro sociale” dell’Ue con 20 principi e diritti sociali che i leader dei 27 dovranno sottoscrivere al summit di Göteborg, in Svezia, il prossimo 17 novembre. Si tratta dell’inizio di quella svolta sociale che abbiamo chiesto con forza alla Commissione del presidente Jean-Claude Juncker fin dall’inizio della legislatura e per cui abbiamo lavorato in questi anni, perché noi, tra le varie Unioni, vogliamo anche un’Unione Sociale. Sempre questa settimana il Consiglio ha trovato un accordo sui lavoratori distaccati, per garantire il principio che rivendichiamo da sempre della stessa paga per lo stesso lavoro nello stesso posto, e per contrastare il dumping sociale che non aiuta certo a un’immagine di Europa giusta ed equa.

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La partita sulla candidatura di Milano per la nuova Agenzia europea per i medicinali ci ha già fatto vincere una partita ancora più importante: quella della maturazione politica dell’Italia, che si sta dimostrando più capace di fare sistema in Europa e più consapevole dei meccanismi e dei vantaggi del metodo comunitario. La vicenda è iniziata con la Brexit che, in vista dell’uscita della Gran Bretagna, prevede il trasferimento delle due agenzie comunitarie Ema, l’agenzia per i medicinali, ed Eba, quella bancaria, da Londra ad altri Paesi Ue. Per Ema, dove lavorano ben 900 funzionari, si sono fatte avanti 19 città tra cui Milano.  In teoria la scelta dovrebbe essere fatta in base a criteri oggettivi, quelli che garantiscono la continuità del lavoro dell’Ema, nell’interesse di tutti i cittadini europei, e che assicurano ai funzionari e alle loro famiglie la migliore qualità della vita e la maggiore facilità dei collegamenti. Il rischio però è che decisione venga presa dai leader Ue con criteri di negoziato politico.

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Non capisco come qualche voce isolata nel nostro partito lo possa aver trovato “inappropriato” o poco di sinistra, ma ribadisco che da noi tutti che lo abbiamo vissuto in diretta il discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato mercoledì a Strasburgo dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker è stato apprezzato:Non capisco come qualche voce isolata nel nostro partito lo possa aver trovato “inappropriato” o poco di sinistra, ma ribadisco che da noi tutti che lo abbiamo vissuto in diretta il discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato mercoledì a Strasburgo dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker è stato apprezzato:un discorso con una visione del futuro e con la prospettiva di una Europa che deve assolutamente cambiare, cogliendo questo momento di risveglio europeoe di fiducia ritrovata da parte dei cittadini. Adesso naturalmente toccherà ancora a noi progressisti essere la “punta avanzata” e la guida di questo percorso.Molte delle proposte enunciate dal capo dell’esecutivo comunitario sono nella nostra agenda sull’Europa (con contenuti ovviamente più ambiziosi) e il fatto che siano entrate nella prospettiva di Juncker è il risultato dell’ininterrotto lavoro politico portato avanti dal Pd, dai governi Renzi e Gentiloni e dagli eurodeputati Pd, tanto che possiamo dire con qualche orgoglio che sia stata anche l’Italia, con pochi altri Paesi, a dare la direzione del cambiamento e l’agenda delle priorità. 

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Le frasi a vuoto sulle colpe di una non me-glio precisata “Europa” non solo sono inu-tili, ma sono ormai nocive e dovrebbero essere bandite dalla politica e dai salotti televisivi. E’ tempo, e da un po’, di risposte incisi-ve ed efficaci. Nel momento in cui l’emergenza sbarchi ha raggiunto il limite della sostenibilità, e il Governo italiano ha giustamente posto con fer-mezza la questione della solidarietà europea e ha avanzato nuove proposte chiedendo l’impegno concreto e diretto della Commissione e del Con-siglio, è necessario che tutte le componenti del cosiddetto “sistema-Paese” e del “sistema Europa” facciano la propria parte per arrivare a dei risultati concreti, individuando ed esercitando precise re-sponsabilità. Per questo durante la sessione plenaria a Strasbur-go noi eurodeputati Pd abbiamo deciso di attuare varie iniziative politiche tra cui la manifestazione in aula, prima del dibattito sul nuovo Consiglio, con dei cartelli molto chiari in cui si invitano  “tutti gli Stati membri a fare la propria parte”.

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