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STATO DELL'UNIONE 2017 E IL FUTURO DELL'EUROPA

L'editoriale di Patrizia Toia, 16 settembre 2017 -  Non capisco come qualche voce isolata nel nostro partito lo possa aver trovato “inappropriato” o poco di sinistra, ma ribadisco che da noi tutti che lo abbiamo vissuto in diretta il discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato mercoledì a Strasburgo dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker è stato apprezzato:Non capisco come qualche voce isolata nel nostro partito lo possa aver trovato “inappropriato” o poco di sinistra, ma ribadisco che da noi tutti che lo abbiamo vissuto in diretta il discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato mercoledì a Strasburgo dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker è stato apprezzato:un discorso con una visione del futuro e con la prospettiva di una Europa che deve assolutamente cambiare, cogliendo questo momento di risveglio europeoe di fiducia ritrovata da parte dei cittadini. Adesso naturalmente toccherà ancora a noi progressisti essere la “punta avanzata” e la guida di questo percorso.Molte delle proposte enunciate dal capo dell’esecutivo comunitario sono nella nostra agenda sull’Europa (con contenuti ovviamente più ambiziosi) e il fatto che siano entrate nella prospettiva di Juncker è il risultato dell’ininterrotto lavoro politico portato avanti dal Pd, dai governi Renzi e Gentiloni e dagli eurodeputati Pd, tanto che possiamo dire con qualche orgoglio che sia stata anche l’Italia, con pochi altri Paesi, a dare la direzione del cambiamento e l’agenda delle priorità. 
 
Dal ministro delle Finanze dell’eurozona al maggior ricorso al voto a maggioranza in Consiglio, dalla difesa comune all’impegno europeo sull’immigrazione, dalla trasparenza sugli investimenti esteri in Europa alla difesa dei lavoratori, dal commercio internazionale più reciproco e più consapevole alla tutela dei nostri principi sulla sicurezza degli alimenti e dell’ambiente. Personalmente ho apprezzato anche l’impegno sulla politica industriale, priorità che ho posto con forza come vicepresidente della commissione Industria e che la Commissione in questi anni non ha affrontato in modo diretto e focalizzato. 
Si lo so, Juncker è del Ppe come come AngelaMerkel, lo so che è l’ex premier di unPaese noto per l’elusione fiscale come ilLussemburgo ed è quello che in qualcheoccasione abbiamo anche criticato duramente. Certamente non era il nostro spitzenkandidaten: noi avremmo voluto come presidente Martin Schulz e siamo assolutamente convinti che con Schulz sarebbe stata un’altra storia perché la visione progressista non è quella dei conservatori popolari che frenano ogni innovazione sociale. La politica però si fa nelle circostanze date e noi abbiamo fatto valere al massimo le nostre condizioni e la nostra forza ottenendo così i risultati più rilevanti fino ad ora realizzati, come un’attuazione flessibile della rigida e dannosa disciplina di bilancio, come il Piano degli investimenti e il varo del Pilastro Sociale. E se abbiamo realizzato questi punti è perché abbiamo legato il nostro sostegno alla Commissione a questi impegni. 

Questo è quello che ci distingue da tutti gli altri partiti italiani, non limitarci all’essere più o meno di sinistra a parole o astrattamente, ma costruendo risultati progressisti e di crescita. Per quelli che cercano risposte semplici a problemi complessi non c’è che l’imbarazzo della scelta nell’offerta politica italiana. Chi invece non si accontenta delle etichette vede bene che il programma proposto da Juncker non è affatto uguale a quello che ha in mente Angela Merkel, ma è un programma ben più avanzato e comunitario, anche se noi siamo ben decisi a non accontentarci affatto di queste premesse. Vogliamo di più su ogni idea e riempiremo l’agenda delle riforme europee di altri cambiamenti, puntando su un’inversione radicale della politica economica e della governance dell Europa. Va poi ricordato che a Bruxelles oltre al braccio di ferro da progressisti e conservatori è in corso da anni un’altra battaglia politica: quella tra l’Europa intergovernativa e l’Europa comunitaria. Juncker è un federalista di vecchia data e si è sempre speso per la seconda, proponendo ad esempio il superamento del voto all’unanimità sulle materie fiscali. Anche il Partito Democratico, e i partiti che lo hanno fondato, è sempre stato dalla parte dell’Europa comunitaria e per questo deve condividere queste battaglie, portando avanti tutta la nostra peculiarità in modo più autonomo e libero rispetto al passato. In pratica noi ricerchiamo, con molta libertà, quelle alleanze e maggioranze che portino a far approvare e a far vincere i nostri contenuti e i nostri valori. I quasi due anni di legislatura che abbiamo davanti, prima delle elezioni europee della primavera del 2019, sono un’occasione preziosa per fare dell’Europa la casa comune che abbiamo sempre sognato, per fare le riforme necessarie, per rilanciare la dimensione sociale attraverso l’Unione Sociale, ma soprattutto per dare una direzione politica chiara sulla crescita, il lavoro e la sostenibilità ambientale, perché non tutti gli europeisti hanno idee uguali. Questo è il momento dell’antieuropeismo calante. 

Se prima la paura e il bisogno di sicurezza avevano indirizzato verso la chiusura nazionale ora quello stesso bisogno, di fronte a rischi diffusi e mimetizzati ovunque, fa percepire l’Europa come un luogo di protezione e di sicurezza. C’è un grande spazio di protagonismo e di leadership per l’Italia, accanto ad altri Paesi, e in Europa ce lo riconoscono già.

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