AREA STAMPA

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Prima di farsi travolgere dalle polemiche e correre a premere il bottone rosso dell'autodistruzione forse è il caso di fermarsi un momento a riflettere su cos'è oggi il Partito Democratico, sulle sue responsabilità nei confronti degli italiani e dei suoi elettori e sul suo ruolo in Europa. Come capodelegazione degli eurodeputati Pd al Parlamento europeo ho la fortuna di poter guardare l'Italia e al Pd anche da Bruxelles e con occhi dei colleghi di altri Paesi con cui lavoriamo tutti i giorni. Forse la cosa sorprenderà qualcuno ma non siamo quella "Italietta" che ancora hanno in mente troppe persone.

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L'euro è di sinistra. E una sinistra che è contraria tradisce se stessa, i suoi valori e i suoi elettori. E' arrivato il momento di dirlo chiaro e forte e di sgombrare il campo dai troppi equivoci e dalle troppe posizioni ambigue motivate da ragioni elettoralistiche o di pressapochismo intellettuale. L'euro è di sinistra perchè grazie alla moneta unica c'è stata crescita nei nostri paesi e a peggiorare le cose dopo la crisi del 2008 non è stato l'euro, ma una sbagliata politica economica. Senza l'unione monetaria non avremmo un mercato unico europeo, con il conseguente aumento di lavoro e ricchezza procapite.

VAI AL COMMENTO PUBBLICATO SU L'UNITA' DEL 11 FEBBRAIO 2017

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Questa volta a Bruxelles l'abbiamo fatta grossa, abbiamo abolito le tariffe roaming una volta per tutte e ora, spiega uno spassosissimo articolo sul sito satirico Newsthump.com, un onesto cittadino britannico che volesse pagare di più quando utilizza il proprio cellulare in vacanza si scontrerebbe contro il solito muro di burocrazia comunitaria. Per non parlare della "fregatura" delle telefonate all'estero che probabilmente, per non pagare sovrapprezzi, dovranno essere effettuate parlando in tedesco, francese o perfino in "belgian". Si, agli inglesi va riconosciuto che sullo humor restano imbattibili.  

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Caro direttore, non è l'Europa che manca, sono gli europei. Anzi diciamola tutta, gli europei mancano tra le fila delle classi dirigenti nazionali, sicuramente non tra i giovani. Angelo Panebianco (Corriere, 23 gennaio) proponeva un ritorno alla democrazia nazionale e liquidava l'Unione europea come un progetto scaduto. Si tratta di opinioni autolesioniste, per un Paese che le fa proprie. Nel suo editoriale, intitolato "Cambiare i trattati europei", il professor Panebianco sostiene che è inutile aspettarsi che l'Europa risponda alla destabilizzazione di Trump e lamenta la debolezza dell'Ue.    

VAI ALL'ARTICOLO PUBBLICATO SUL CORRIERE DELLA SERA DEL 1 FEBBRAIO 2017

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