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DIRITTI FONDAMENTALI IN UNGHERIA

In una risoluzione approvata mercoledì, i deputati hanno affermato che la situazione in Ungheria giustifica l’avvio della procedura che potrebbe portare a sanzioni contro il Paese. I deputati vedono un grave deterioramento dello Stato di diritto e della democrazia; Le leggi controverse devono essere sospese o ritirate; I fondi UE per l'Ungheria devono essere sotto sorveglianza. A seguito del dibattito in Plenaria dell’aprile scorso, i deputati hanno dichiarato che la situazione dei diritti fondamentali in Ungheria giustifica l'avvio della procedura formale per determinare se in uno Stato membro ci sia un "evidente rischio di grave violazione" dei valori dell'UE. Nella risoluzione si chiede: l'attivazione dell'articolo 7, paragrafo 1:

i deputati incaricano la commissione per le libertà civili di elaborare una risoluzione formale da votare in Plenaria, che il governo ungherese abroghi le norme contro i richiedenti asilo e le organizzazioni non governative e che raggiunga un accordo con le autorità statunitensi, consentendo all'Università dell'Europa centrale di rimanere a Budapest come istituzione libera, e che la Commissione europea controlli rigorosamente l'utilizzo dei fondi UE da parte del governo ungherese. Banco di prova per l’UE - Secondo i deputati, i recenti sviluppi in Ungheria che hanno portato ad un grave deterioramento dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti fondamentali, rappresentano un banco di prova per la capacità dell'Unione di difendere i suoi valori fondanti. Hanno inoltre ribadito la necessità di istituire un meccanismo di salvaguardia dei valori fondamentali dell'UE, come già sostenuto nella risoluzione del 25 ottobre 2016. La risoluzione è stata approvata con 393 voti favorevoli, 221 contrari e 64 astensioni. Contesto - L'articolo 7 del trattato sull'Unione europea prevede un meccanismo per far rispettare i valori dell'UE. Secondo l'articolo 7, paragrafo 1, il Consiglio può stabilire l’esistenza di un chiaro rischio di grave violazione dei valori dell'UE da parte di uno Stato membro, e mira ad impedire una vera e propria violazione, rivolgendo specifiche raccomandazioni allo Stato membro in questione. Può essere attivato da un terzo degli Stati membri, dal Parlamento o dalla Commissione. Il Consiglio deve poi adottare una decisione a maggioranza di quattro quinti, e avere il consenso del Parlamento, che deve prendere tale decisone con i due terzi della maggioranza dei voti espressi e una maggioranza assoluta dei deputati europei.

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© 2017 Patrizia Toia

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